Cose da vedere in Sicilia. Le tavolate di San Giuseppe

Ancora un giorno e il 19 marzo è alle porte. Doppio festeggiamento: San Giuseppe e la festa del papà.

San Giuseppe, dichiarato da Pio IX l’8 dicembre 1870 Patrono della Chiesa, padre putativo di Gesù, è considerato nume tutelare della famiglia. Non a caso si è scelta questa data per celebrare anche la festa del papà.

san giuseppe

San José y el Niño, El Greco

L’iconografia lo rappresenta con un giglio bianco in segno di purezza. San Giuseppe è considerato anche protettore dei falegnami ma soprattutto dei poveri e degli indigenti. Per questo in molti paesi siciliani, ancora oggi, si preparano tavolate a cui vengono invitati i meno abbienti, serviti direttamente dai padroni di casa. Ogni anno a Palermo si ripete la tradizione in piazza San Francesco di Paola.

Le tavolate di San Giuseppe

Sono una tradizione popolare siciliana e consistono in varie tavole e altari imbanditi di cibo di vario genere che viene offerto come ex voto al santo.

A Palermo e in provincia, come in tutta la Sicilia, San Giuseppe è uno dei santi più amati e in suo onore si allestiscono, appunto, vere e proprie tavole imbandite e ricche di cibo. In questa pagina potete avere un’idea di quelli che sono i paesi siciliani coinvolti nella preparazione delle tavolate e degli altari. Tra le famiglie è molto sentita questa usanza che rappresenta l’abbondanza. Vengono ripresi i piatti della tradizione contadina, tradizionalmente una cucina povera ma ricca di elaborati pani benedetti che realizzano le donne, dalle figure antropomorfe o con ghirigori tali da farli sembrare opere d’arte. Ci sono alcuni pani che rappresentano i simboli della tradizione cristiana: il pesce, la scala, la tenaglie o i tre chiodi. Le donne che realizzano i pani fanno anche riferimento alla natura: una vasta gamma di frutta e fiori prendono vita da queste sapienti mani.

 

tavolate di san Giuseppe

 

 L’uso di allestire degli “altari” per San Giuseppe si ricollega all’antico, quanto affascinante, mito di Persefone. Gli altari, allestiti al fine di chiedere una speciale protezione del focolare domestico e della famiglia dalle avversità, sono ricchi dei tipici pani detti affettuosamente “panuzzi”, che, una volta benedetti, vengono distribuiti ai fedeli. Il pane infatti, è l’alimento di maggiore attenzione durante questa festa in quasi tutti i paesi della Sicilia. Esso, presentato in vari modi ed offerto dopo la benedizione, per San Giuseppe assume diverse varianti decorative.  pani votivi sono plasmati secondo precise forme simboliche cui si ricorreva nel paganesimo, come la chiave o la forbice, e si ricollegano agli oggetti dati ai propri cari per facilitare la fuga dagli inferi. Altre forme, che ricorrono maggiormente nel periodo del cristianesimo, comprendono invece la forma a croce, la colomba simbolica della pace, il pavone che indica l’immortalità, la palma la redenzione, il pesce simbolo del Cristo, l’agnello che ricorda il sacrificio divino e gli angeli l’annunciazione. (fonte)

Altare di San Giuseppe

 

San Giuseppe e il pane

Le foto sono di proprietà di Giuseppe Giordano

 

A Castelbuono, in provincia di Palermo, si festeggia dal 13 fino al 19 compreso. Qui trovate tutte le informazioni di come a Leonforte, in provincia di Enna, festeggiano San Giuseppe; a Salemi, in provincia di Trapani, festeggiano così.

Non solo tavole e altari, ma anche vampe sfinci e pasta con le sarde.

C’è un’altra usanza legata ai festeggiamenti in onore del Santo: le vampe, ovvero i falò, il cui significato era anche quello di riscaldare i bisognosi, ma l’evento si collega al più antico culto legato al sole e all’equinozio di primavera (con la fine dell’inverno si usava bruciare i residui dei raccolti). Le vampe, nonostante siano vietate per i pericoli e danni che ne possono derivare, si preparano dalla sera prima: la legna, o altro di combustibile e di vecchio, viene accatasta in una piazza e  gli viene data fuoco davanti allo sguardo dei ragazzini che schiamazzano e con tutta la voce in loro possesso urlano Evviva San Giuseppe. In questo video avete uno spaccato di vita che si ripete annualmente nei quartieri popolari di Palermo. Se passate da queste parti non allarmatevi per il fumo nero che sale fino al cielo. Sono le vampe!

Ma anche la pancia vuole la sua parte e così vi lascio la sfince e la pasta con le sarde,  due ricette che ha postato Evelin, che lei di cose palermitane e di cibo se ne intende. Infatti scrive:

“E’ un dolce buonissimo che a mio parere racchiude in sé tutta l’essenza della cucina palermitana: la frittura (non per nulla i palermitani sono sempre stati definiti “pariddari” ossia esperti e amanti della frittura), la ricotta, il gusto estetico barocco dei frutti canditi, il pistacchio siciliano, e quel particolare accostamento di dolce e salato che oltre a colpire positivamente il palato, rinvigorisce anche l’animo umano con quel senso di armonia che da secoli le religioni e la filosofia hanno sempre ricercato e che la cucina ha realizzato! Le origini del termine sfincia sono latine (spongia) o greche (sfoggia), ed indicano l’accostamento di questo dolce alla spugna, proprio per la sua particolare consistenza soffice e porosa. La sfincia di San Giuseppe potrebbe avere però derivazione araba. Gli arabi infatti erano specializzati nella preparazione delle sfang, delle frittelle condite con il miele o zucchero, che probabilmente grazie alla fantasia dei pasticcieri palermitani o piuttosto delle pasticciere, perchè a sperimentarsi nei più svariati dolci furono soprattutto le suore dei vari monasteri palermitani, furono arricchite di crema di ricotta e altri ingredienti ricchi di gusto.

sfinci

fonte

Annunci