Nuovo repertorio dei pazzi

Il libro me lo regalò un’amica, di origini sarde, che alcuni anni prima si era trasferita a Palermo. Mi disse più o meno così: “Ecco. Questo è quello che ti aspetta scegliendo di vivere qua: ne incontrerai tanti e potresti pure avere un posto nel repertorio”. Si! Perché Palermo ti rende così. Pazza. Di gioia, di malessere, di tormenti, di felicità… decidete voi. La pazzia, d’altronde l’ha detto pure il buon Erasmo, è tutto e il contrario di tutto!

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Roberto Alajmo, giornalista e scrittore palermitano, aveva già compilato la prima stesura del repertorio nel 1994. Dieci anni dopo è uscito il nuovo repertorio, aggiornato e ampliato grazie anche all’aiuto e alla pazienza di coloro che gli hanno raccontato le storie: Letizia Battaglia, Goffredo Fofi, Riccardo Agnello, Marco Carapezza, Luca Orlando, Vito Curione, Geraldina Piazza, Vittorio Umiltà e Renata Zanca.

Il libro raccoglie degli aneddoti, (veri al limite della fantasia… ma solo per chi a Palermo non c’è mai stato!) che iniziano tutti più o meno così: “Uno/una era” oppure “Uno/una si chiamava”. E viene raccontata, brevemente, uno stralcio di piccola follia distribuita senza colpo ferire tra nobiltà e poveri cittadini, in qualsiasi ora del giorno e della notte. Baroni, medici, avvocati ma anche poveri cittadini palermitani o dei paeselli limitrofi, diventati lor malgrado famosi.

“Uno passeggiava dalle parti del centro storico. Diventava sempre più nervoso, sempre più nervoso. Fino a quando non ce la faceva più: Bisogna conoscere il mondo come lo conosco io!. E riprendeva a passeggiare tranquillo.”

“Uno era il barone Di Stefano, che da quando era giovane visse recluso all’hotel delle Palme per ordine di Cosa Nostra – dicevano. Dicevano, precisamente, che avesse fatto un grave sgarbo a un capomafia e che solo in via del tutto eccezionale, dopo un chiarimento, gli fosse stata risparmiata la vita con sentenza commutata all’ergastolo. Il barone Di Stefano scelse allora di trascorrere il resto della sua vita nell’albergo più lussuoso della città senza uscire mai più, nemmeno per la minima passeggiata. Dopo diverso tempo il capomafia morì e la sua cosca si dissolse, per cui la sentenza forse poteva considerarsi decaduta. Ma il barone non lo seppe e negli ultimi anni neanche avrebbe saputo più a chi domandare notizie, e quindi visse per sempre chiuso all’Hotel Delle Palme. Negli ultimi anni si ammalò e nemmeno usciva più dalla sua camera. Secondo un’altra versione, non era vero niente. Anzi: era una leggenda inventata da lui stesso per non accettare gli inviti degli amici e starsene in santa pace nel suo albergo preferito. Tanto che talvolta andava pure a Bayreuth per ascoltare le opere di Wagner.”

Il libro mi ha divertito: talvolta mi pareva perfino di riconoscere i personaggi descritti ma vissuti tempo addietro. Come se la stessa pazzia rimbalzasse da una generazione all’altra!

Vi ho convinto? Lo leggerete?

La nuova guida della Lonely su Palermo

Vi voglio parlare della nuova guida su Palermo della Lonely Planet uscita qualche mese fa, che ho subito comprato per una serie di motivi che vi spiegherò più sotto. Ho pure partecipato al #Palermobedda day. Andate a spulciarvi l’evento su twitter. Mi sono divertita un sacco!

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La guida offre il meglio di Palermo: un tascabile di facile uso, con foto e colori diversi per tenere sottomano le informazioni che ti aiutano a scoprire la città con dei pratici itinerari.

C’è pure una cartina estraibile con lo stradario, le indicazioni delle chiese e dei monumenti principali e la mappa dei trasporti (cartina che vale come una pepita d’oro del Klondike fino a quando non cambierà tutto con l’arrivo della metropolitana leggera). Poco più di 200 pagine dense di informazioni essenziali. C’è pure lo spazio per le tue note da scrivere di tuo pugno, ottima pensata!

Ho comprato la guida perché mi piace suggerire ai miei ospiti come vivere al meglio la città. E qui trovo tutto quello che mi può servire. Mancava una guida del genere perché:

  • È intima e colloquiale.

Chi l’ha scritta ha visitato Palermo più volte e poi sono state consultate persone del luogo che hanno dato il loro contributo per evidenziare i luoghi dove andare a mangiare, dove vivere la movida, dove comprare souvenirs e altro.

  • È alla portata di tutti.

Le informazioni date riguardano dove si trova il monumento, come raggiungerlo, orari di apertura e curiosità. Nessun tecnicismo. Ci sono altri tomi che descrivono nei dettagli i monumenti.

  • Non è noiosa.

C’è la parte dedicata allo shopping, ai pupi, alle curiosità, notizie utili su come programmare per tempo il viaggio e quale periodo dell’anno scegliere…

Insomma, ora non vi resta che decidere quando visitare Palermo, no?

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Camminare è conoscere

La scorsa settimana avevo un impegno dall’altra parte della città a metà mattina. Il dilemma era, visto che ero a conoscenza delle varie manifestazioni che avrebbero potuto paralizzare il traffico in città, quale mezzo di trasporto scegliere. Per andare da A a B, dal cerchio rosso a quello nero, avevo tre soluzioni:

  1. andare in corso Finocchiaro Aprile a prendere il 122 e fermarmi zona stazione per poi proseguire per dieci minuti a piedi
  2. andare in piazza Politeama per aspettare il 101 o il 102, arrivare al capolinea e da lì raggiungere B
  3. farmela a piedi, macchina fotografica in tasca e naso all’insù.

Secondo voi cosa ho scelto?

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Si, ho scelto di andare a piedi, attraversando il centro storico, percorrendo strade non scontate alla ricerca del percorso alternativo e più semplice. Probabilmente ho allungato, e di parecchio, visto che mi sono pure persa, ma ho guadagnato in buonumore. La giornata era luminosa e calda e tutto quello che mi si presentava davanti aveva un sapore di nuovo e interessante. Pure il campanile posto alla sinistra della chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella, scorcio preso da via Maqueda, mi è sembrato più attraente di sempre. I campanili laterali sono stati progettati da Giacomo d’Aragona nel 1752 e danno slancio alla chiesa, eretta nel 1598.

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Attraversando via Aragonesi mi sono imbattuta nel mio idolo adolescenziale. Non potevo non fotografarlo. Qualche anno addietro lo ritraevo in ogni dove, dai fogli di risulta alle tele. Vederlo mi ha riportato alla mente tutta la discografia dei Doors che tengo gelosamente custodita in modalità musicassetta. Sono vintage dentro! Mentre l’altra foto è del teatro Atlante, dove ha sede l’omonima associazione che si è distinta per la sua attività di ricerca e produzione nel campo del teatro.

“La produzione si divide fra gli spettacoli pensati per il mondo dell’infanzia e quelli su tematiche sociali (immigrazione, reclusione, antimafia, discriminazione) realizzati attraverso un percorso di ricerca teatrale e culturale. Il teatro è usato come strumento per indagare la realtà, gli spettacoli nascono dall’esigenza di affrontare temi e problematiche legate all’attualità in una continua contaminazione fra teatro e vita.  Teatro Atlante organizza e promuove laboratori e seminari condotti da importanti Maestri del settore.Fin dalla sua fondazione il Teatro Atlante è inoltre impegnato a diffondere la cultura teatrale fra le nuove generazioni promuovendo spettacoli e laboratori nelle scuole”.

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Superata la piazza del Genio di Palermo (uno dei prossimi post sarà dedicato a questa misteriosa figura, simbolo della città), ho svoltato per entrare in via Garibaldi trovandomi davanti questo cartello che decantava le prelibatezze dello zio Claudio. Acqualina al posto di acquolina: errore cercato? Non importa. Mi sono fatta sonore risate!

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Il prossimo incontro è con un berrettificio, uno dei pochi sopravvissuti in quella zona, nota proprio per la produzione di cappelli maschili.

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Invece, al rientro, mi è capitata una di quelle che io chiamo “semplici coincidenze”. Sono iscritta al portale Lastminutesottocasa, perché il cibo non si butta! E ricevo una mail informativa sulle offerte presenti sui negozi che aderiscono al circuito che si trovano proprio sotto casa, o poco distanti. Sul loro sito viene spiegato in poche parole e altrettanti video ben fatti come funziona il portale. Si legge:

Last Minute Sotto Casa è un vero e proprio last minute di quartiere, che ti consentirà di ricevere offerte vantaggiose, da cogliere davvero in tempo reale, principalmente da negozi raggiungibili in un attimo, a piedi, rispetto al tuo luogo, da te specificato in fase di registrazione al sistema. Benvenuto e … buoni affari con Last Minute Sotto Casa!

Bene. Mi iscrivo e proprio mentre imboccavo via Paternostro mi arriva sul cellulare una mail che mi informa del Last Minute dell’Azienda Orlando di Baucina che offre tutto il pan di spagna a tre euro. Urca! E io mi trovo a due minuti a piedi da questo posto… che fare? Ecco. Sono entrata nel negozio, ho conosciuto un’azienda impegnata nella valorizzazione del territorio al punto che sarà pure all’Expo e ho potuto mangiare un miele di castagno che mi ha fatto svenire dalla bontà. Ho comprato un pan di spagna prodotto con la farina Russello. L’ho pure fatto assaggiare ai miei ospiti! In queste immagini un piccolo assaggio della loro vetrina alimentare, arricchita anche dalla pasta da loro prodotta e dai prodotti di salumeria e formaggi provenienti dalle campagne palermitane. Il loro sito è www.aziendaorlando.com e hanno anche una pagina facebook che aggiornano quotidianamente. Sarà molto facile diventare loro clienti.

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Oggi vi presento la Bottega della Strega

Vorrei parlarvi di un libro anche oggi, anche se non riguarda la Sicilia. Ma è che voglio condividere questa scoperta divertente e ottimista. Mi ha aperto un mondo e finalmente ho trovato una risposta per tutti coloro che considerano i social network un veleno per i rapporti sociali. No. Internet è una piazza: sta a noi saperci comportare. Dopo questa lettura si sono rafforzati dei rapporti e instaurati dei nuovi che, se non tutta, almeno in parte, faranno girare l’economia. Comunque, ciò che più mi piace è sapere che si sono annullati i sei gradi di separazione  con l’avvento dei social network, al punto tale da arrivare a due e mezzo, come scrive Domitilla in Due gradi e mezzo di separazione. Come il network facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia). Questo libro mi è stato consigliato da Fiorella, conosciuta durante un corso online e a cui ho chiesto una consulenza per risistemare il mio angolo  studio. I suoi consigli sono davvero stati preziosi. Contattatela se avete bisogno di un consiglio.

due gradi e mezzo

La lettura mi ha così riempito di buonumore e predisposizione verso l’altro (non che mi mancasse, avevo solo bisogno di una carica) che subito è arrivata l’occasione di una conoscenza che mi ha catapultato nella mia terra di origine e nei colori densi in tonalità pastello che mi ricordano l’infanzia. Insomma sono rimasta affascinata da questa grande artista conosciuta tramite il portale C+B, casa e bottega delle imprenditrici italiane. Vi presento un suo lavoro: senza sapere come son fatta mi ha praticamente disegnato! In questo suo capolavoro mi ha ritratto: occhiali, testa in aria, circondata dai libri… si, si: sono io!!

questa sono io

I lavori sono di Alessandra de La bottega della strega. Nel profilo del suo blog si presenta così: “Alessandra, 38 anni, artigiana per passione. Ho la fortuna di vivere sul mare, immersa in una natura meravigliosa, e di fare il lavoro che amo, fatto di creatività e continua ricerca di nuovi spunti.” Le ho scritto alcune domande per conoscerla meglio. Le coincidenze mi attirano e anche lei sembra esserne attratta, cogliendo al volo le occasioni che la vita le ha messo davanti. Un esempio di come prima o poi se ci credi riuscirai a realizzare il tuo sogno.

Ale, parlaci di te, del nome che hai scelto, di come ti sei accorta che questo era il lavoro della tua vita.

Allora il nome (come tutto il resto) e’ arrivato un po’ per Caso. Provengo da una cultura intrisa di paganesimo e riti antichi e sono sempre stata affascinata dalle figure di janas e guaritrici, donne sagge, conoscitrici della natura e particolarmente intuitive. Quindi la “strega” fa un po’ parte di me… e quando ho deciso di “aprire bottega ” il passo è stato breve.

bottega della strega

Ma se bottega fa rima con strega, Alessandra sono certa faccia rima con creatività, colori, fantasia… Ma come è nata questa passione?

Faccio questo lavoro da quattro anni, da quando, aiutando un’amica decoratrice a dipingere una parete, ho scoperto (lo so, un po’ in ritardo…a 34 anni!) di avere feeling con pennelli e colori. Nel giro di un anno ho mollato il lavoro che facevo in quel periodo, con grande gioia dato che ormai mi piaceva poco e rendeva ancora meno, ho comprato un po’ di materiale, due cavalletti e una tavola per fare un banco da lavoro e ho iniziato con i quadretti per bimbi, fiere e mercatini.

Come alimenti la tua fantasia?

Soggetti e colori ‘arrivano’ un po’ dappertutto. Tante ricerche su internet (sono pinterest dipendente) e particolari che mi colpiscono: il disegno buffo sulla felpa di un bimbo o un animaletto carino visto in un documentario. E poi adoro i cartoni animati e le favole, fonti inesauribili di spunti.

Progetti per il futuro?

Ora ho un laboratorio con punto vendita, ma vista la situazione economica che sta diventando insostenibile, in questo periodo mi sto dedicando allo studio del magico mondo dell’online, per cercare di aprirmi nuove strade e continuare a lavorare portando avanti una passione che mi ha cambiato la vita…. sì perché da quando esiste la Bottega, in tasca non ho mai un soldo, ma la mattina esco di casa felice di andare al lavoro, e questo è impagabile.

 

Brava Alessandra. Grazie per questa tua ventata di ottimismo. Se anche tu la pensi come me, corri subito a mettere il tuo Mi Piace nella sua pagina, visiona i suoi lavori e ordina la personalizzazione per la cameretta dei tuoi bimbi!

bottega della strega

bottega della strega

Maria: la cuciniera narrante

Tempo fa partecipai a una delle tante Twitter chat organizzata da C+B, il portale dedicato alle imprenditrici creative italiane e per puro caso mi imbattei in un tweet davvero interessante. Lo misi tra i preferiti e andai a curiosare sul profilo della ragazza che lo aveva tweetato. Una social media manager di origini sarde che vive a Torino e che si occupa di gestire la parte social di una donna che si occupa di food e che abita a Palermo. E come la mettiamo con questa coincidenza? La lascio andare via, così… senza approfondire? Eh no! Così mi imbattei per pura casualità in quello che poi mi si presenterà davanti come un mondo denso di profumi provenienti da ogni angolo della terra all’interno di una casa con piscina a due passi dal mare di Mondello. Che poi, mare a parte, non si differenzia tanto dall’ottica della PiccolaSicilia: si aprono le porte di casa propria e si accoglie chiunque abbia il desiderio di condividere la sua esperienza, che sia la voglia di gustare cibi etnici che la voglia di visitare Palermo con gli occhi di chi ci abita. Insomma, si tratta comunque della storia di una donna siciliana adatta proprio a questa rubrica.

Conoscere Maria significa non finire mai di stupirsi per la carica adrenalinica che ha e che sa trasmettere nei piatti che prepara, per il suo vivere tra Milano e Palermo abbracciando pure l’est e l’ovest, per i numerosi viaggi che ha fatto, sia realmente che attraverso i libri di cucina che ha studiato per migliorarsi, per le parole che dosa sapientemente come se fossero uno dei suoi piatti preferiti per farti sentire a tuo agio e perfettamente rilassato. Ecco chi è Maria: la cuciniera narrante. Lei cucina, presenta sul suo sito il tema della cena, tu prenoti e ti siedi con altri commensali sulla tavola di casa sua. A renderti piacevole la serata anche le sue storie.

cuciniera narrante

Ci scambiamo i recapiti e tra una chiacchierata telefonica e uno scambio di mail mi descrive di cosa si occupa e come le è nata l’idea. Non siete curiosi anche voi?

Ci racconti come è nata l’idea?

L’idea mi è venuta in una sera d’inverno, per disperazione! Ora ti spiego: abitavo ancora a Milano e mi avevano contattato per andare e cucinare una cena a domicilio, anniversario di matrimonio, e c’era un tempo da lupi. Nevicava, tirava vento e la temperatura era sotto zero. Il posto in cui dovevo andare era fuori città, in un residence in mezzo al nulla, e mentre preparavo i condimenti base da portarmi, ero angosciata al pensiero di dovermi avventurare in una landa desolata. Così ho pensato che sarebbe stato bello se avessi potuto ospitarli io, invece di dover andare da loro. Eureka! Ma che bella idea, ho inventato una cosa che non c’è! Preparare pranzi e cene per perfetti sconosciuti che vengono a mangiare a casa mia. Peccato che qualche giorno dopo, abbia scoperto che avevo inventato l’acqua calda. L’idea, per me geniale, l’aveva già avuta una signora londinese, qualche anno prima, e questa strana e originale modalità di ristorazione era già abbastanza collaudata e di moda e si chiamava Hidden Kitchen. Ma non solo, il mio entusiasmo è stato smorzato ancora di più quando, facendo una ricerca in Rete, mi sono resa conto che l’Hidden Kitchen esisteva anche a Milano e che una coppia la portava avanti con grande successo. E vabbè! Ho comunque realizzato 4 0 5 eventi, la cucina sicula è molto apprezzata a Milano. Quando sono tornata a Palermo ho capito che cucinare non era soltanto un hobby e ho deciso di farlo diventare qualcosa di più. Così ho cominciato a organizzare e realizzare eventi di Social Eating, per poi rendermi conto che arano arrivati anche qui e che c’era già qualcuno che li faceva. Ma non importa, nell’ambito del cibo, c’è posto per tutti.

Che carica! E chissà che energia… Ma prepari proprio tutto: dall’antipasto al dolce?

Si! Mi dà energia, ed è un scambio meraviglioso: il cibo la dà a me e io metto la mia energia nei piatti che preparo. E i miei ospiti se ne accorgono. Amo la cucina di tutto il mondo, quella degli altri. Studio, mi documento, provo, sperimento e sono in grado di organizzare un menù completo con piatti di ogni angolo del mondo (a patto di trovare gli ingredienti giusti o, mal che vada, una valida alternativa).

sapore di grecia

cena greca

qua sotto particolare della cena cinese

cina

Cosa devo fare per sapere quando organizzi il Social Eating? E dove devo andare?

Abito nel cuore di Mondello, a Valdesi, nella casa in cui ho trascorso tutte le mie estati, da 0 a 18 anni. C’è un bel giardino, una piscina che rende le estati paradisiache e tanti fiori. All’interno, la mia casa è molto semplice, con mobili chiari, dalle linee essenziali, ma c’è anche tanto colore. Ho imbiancato le pareti da poco, e fatto anche piccoli lavori. Work in progress… insomma, la sto ancora “azzizzando” per bene! Poi, di solito comunico i miei eventi attraverso il mio sito, tramite la mia pagina su Facebook e tramite l’iscrizione alla newsletter (trovate il form da compilare sia sul sito che sulla pagina Facebook).

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 Trinomio armonioso: bicchieri e piatti vuoti e visi sorridenti

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Adesso sono curiosa di sapere se hai in serbo qualche progetto per il futuro

Sono piena di progetti! L’estate è alle porte e, oltre a pranzi e cene, vorrei organizzare aperitivi in giardino o brunch. Avendo più spazio per muoversi, sarà possibile accogliere qualche altra persona in più, con la formula a buffet. Sarebbe carino che qualche amico venisse a suonare il suo strumento e si potrebbe fare anche qualche evento che coniughi narrativa e gastronomia. Come sai, il mio secondo cappello è quello di scrittrice, non per niente sono la cuciniera narrante! Mi piacerebbe anche incrementare l’attività di personal chef e andare a cucinare a casa di chi mi chiama, è un’esperienza molto bella, da entrambe le parti. E ancora… tanti sogni. Ma te li dirò man mano che si realizzeranno!

Dicembre: apparecchiamo le nostre pance!

Finalmente è arrivato. L’ultimo mese dell’anno con le giornate più corte, le piogge improvvise, l’odore delle caldarroste agli angoli delle strade, i passi frettolosi di chi torna a casa, con i buoni propositi per il nuovo anno, con i bilanci di quello appena trascorso. Ah, Dicembre… fa tanto “casa dolce casa”: con le prime nevi sui monti, le vetrine addobbate, le vacanze imminenti. Dicembre è anche il mese dove si mangia di più, dove si continua a ripetere “da domani a dieta!” (ma si tratta, ovviamente, di un imprecisato giorno di un ipotetico anno solare) ma si mangia tanto e quanto il giorno prima, dove anche quando non ce la si può fare… l’arancina della nonna la si deve mangiare! E ricordiamoci: il mangiare è fimmina, preparato da fimmine, che siano esse casalinghe o monache.

Dopo di che, ti sentirai sbutriato ma sarai enormemente, incommensurabilmente, F-E-L-I-C-E.

mangiato troppo

Sbutriato: questa parola siciliana mi ha affascinato fin dalle prime volte che ebbi modo di sentirla da un cugino di mio marito che, dopo luculliani pranzi festivi, intercalava ogni momento con un Raffaè, tutto a posto? a un Raffaèoggi la finiremo sbutriati. Ho chiesto agli amici dello StrEat Palermo Tour una consulenza culinaria-lessicale e così ho avuto modo di verificare il possibile significato della parola. Affermano che, considerate le origini anche spagnole del siciliano, ci potrebbe essere un’assonanza con la parola buitre che in italiano si traduce con avvoltoio, mangiare come un avvoltoio. Dunque comer como un buitre = que comes mucho y en poco tiempo. Puede ser que también porque no aprecies la comida ni el sabor. Solo quiere comer. E nel caso siciliano si mangia per apprezzare pranzi, cene, merende e pure prediligendo il gusto. Perché per i siciliani, scrive il Basile, la cucina è cultura e soprattutto piacere. Ed è il nostro professore a risolvere ogni dubbio. Ha gentilmente risposto alla domanda rivoltagli e così sappiamo che all’infinito (tempo verbale) il termine fa “sbutrari, cioè mangiare avidamente. Secondo il professore Giarrizzo viene da un termine greco che indica la pancia gonfia.” Ma secondo il Basile c’è una connessione anche con il termine buturu, che in siciliano è l’avvoltoio. Ovvero lo spagnolo buitre.

Non so a voi, ma a me è venuta fame solo a pensare.

Quali sono gli appuntamenti dove onoriamo, con una ricca tavola imbandita, i Santi della tradizione?

La Sicilia è così variegata che un aspetto del suo essere può brillare di luce diversa anche ci si sposta di mezzo chilometro. Uno di questi aspetti è il cibo. Ecco quali sono le date che dovete segnalare alla vostra pancia, se volete venire a Palermo a dicembre:

8 dicembre – Immacolata Concezione

13 dicembre – Santa Lucia

25 dicembre – Natale

31 dicembre – Capodanno

La festa dell’Immacolata Concezione, la Festa della Madonna, a Palermo si festeggia con la solenne processione che dalla Chiesa di San Francesco D’Assisi porta alla piazza antistante la Chiesa di San Domenico passando da via Roma. Nella piazza c’è una colonna di marmo eretta grazie alle spese sostenute da Carlo VI d’Austria. La statua fu modellata da Giovan Battista Ragusa.

La sera prima, il 7 dicembre, si usa mangiare lo sfincione.

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Lo sfincione è il tipico cibo da strada. Lo si trova ovunque, in panificio come pure sotto casa mia, dove passa la domenica mattina il tipo con carretto ambulante. La parola deriva dal latino e significa spugna. È una sorta di focaccia molto alta e morbida, spugnosa appunto, e molto simile alla pizza. Si condisce con cipolle, aggiughe, pomodoro, origano, pangrattato e caciocavallo. Alcuni hanno l’ingrediente segreto: il provolazzo, la polvere della strada, condimento per alcuni imprescindibile e ricco di gustosità variegate. Potrete assaggiare questo gustoso elemento tipico dello street food prenotando il tour con Marco.

Nella mia famiglia lo prepara quel grande uomo di mio suocero.

sfincione

Per me resta e resterà il migliore. Ha il sapore della lentezza, delle cose fatte in casa con tempi e modi regolati da questa grande persona. Grande uomo. E grande fame. Perciò vi lascio e vado a mangiare che è beddu cavuru!

Cosa vedere a Palermo: un viaggio nel tempo nella Sicilia del Museo Geologico

Uno di questi pomeriggi appena trascorsi ho (ri)visitato, insieme al piccolosiciliano e a una amica con figlie al seguito, un museo visitato il mese scorso durante una manifestazione. Mi ha così entusiasmato la prima volta che ho deciso di rivederlo e di portarci pure le future generazioni. Ci siamo divertiti tanto. Strano a dirsi di un museo, vero? Ma questo è fatto così bene e così chiari sono i diorami e le spiegazioni esposte nei cartelli che non puoi fare a meno di entusiasmarti anche tu. Si, proprio tu che hai visto tutte le chiese possibili e inimmaginabili di Palermo. Si, proprio tu! Perché non vai a visitare questo bel posto?? Di chi sto parlando? Ma di lui: il Museo geologico Gaetano Giorgio Gemmellaro in corso Tukory.

Il Museo con le sue otto sale articolate su più piani custodisce oltre 600mila reperti, tra i quali si ritrovano quelli riguardanti la storia geologica della Sicilia. Eccola qua sotto la nostra Sicilia in una ipotetica ricostruzione su come eravamo all’epoca dei dinosauri… sott’acqua! Un’acqua però cristallina e ricca di vita.

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La storia del Museo Geologico dell’Università degli Studi di Palermo inizia con la fondazione della Regia Accademia degli Studi istituita nel 1779 dal re Ferdinando I di Borbone. Nel 1838 Pietro Calcara mise mano ad un riordino delle collezioni del Gabinetto di Scienze Naturali formando il primo consistente nucleo del Museo. Nel 1860, con l’arrivo a Palermo di Gaetano Giorgio Gemmellaro, viene fondato il Museo Geologio che in breve diventerà una delle più prestigiose istituzioni mussali della città di Palermo ed uno tra i principali musei geologici e paleontologici europei. Il museo è ospitato nella sede di Corso Tukory.

Ogni sala quale reperti conserva?

La prima sala, chiamata Burgio, al momento non era disponibile per la visita perché stanno effettuando dei lavori di miglioramento. In questo spazio sono presenti vetrine tematiche che ospitano le rocce ignee provenienti da diversi edifici vulcanici siciliani, attivi e spenti (Etna, Eolie e Isola Ferdinandea). Nella sala c’è anche un soppalco dove sono presenti vetrine dedicate ai differenti gruppi animali esposti in ordine sistematico: dagli organismi unicellulari ai vertebrati. Nella sala del Permiano sono esposti fossili risalenti a 300-250 milioni di anni fa. Vi si trovano i più antichi fossili siciliani provenienti dalla Valle del fiume Sosio. Il diorama mostra l’ipotetica ricostruzione del fondale marino del Permiano, ultimo periodo dell’era Paleozoica.

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Nella sala del Triassico, primo periodo dell’Era Mesozoica, ci sono fossili risalenti a 250-200 milioni di anni fa e un grande dipinto mostra un fondale marino con al centro delle raffigurazioni tridimensionali che rappresentano i fossili tipici rinvenuti nelle rocce siciliane del periodo. La sala del Giurassico ha reperti risalenti a 200-150 milioni di anni fa. Sono esposti esemplari di cefalopodi e un modello di ammonite sezionata ci dà l’idea di come fossero complessi internamente. Nella sala del Cretaceo, ultimo periodo dell’Era Mesozoica databile tra 145-65 milioni di anni fa, sono conservati reperti di rocce formatesi in ambienti diversi. C’è poi un enorme dipinto che ricostruisce un ambiente di scogliera del periodo. Nel corridoio che porta alle sale successive è esposta (al momento ci sono lavori in corso ma è comunque visibile) la ricostruzione in scala naturale delle mascelle di Carcharodon megalodon, il più grande squalo vissuto sulla terra la cui lunghezza poteva raggiungere 18 metri. La sala dei cristalli custodisce, invece, diversi minerali risalenti al Messiniano, 7 milioni di anni fa, come zolfo, salgemma, celestina e gesso. Tra i campioni anche un cristallo di gesso contenente una goccia di acqua dell’antico mar Mediterraneo.

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La Sala dell’Uomo è dedicata interamente a Thea, scheletro di donna del Paleolitico superiore proveniente dalla grotta di San Teodoro (Acquedolci, Messina) di cui è stato ricostruito il volto. Nella sala vi è anche la riproduzione della ricostruzione e una grotta con gli uomini della preistoria. Nell’ultima sala, chiamata sala degli Elefanti, si ritrovano i reperti delle faune che popolarono la nostra Sicilia durante il Pleistocene medio, cioè 500-120 mila anni fa, tra i quali gli elefanti nani.

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Dove si trova e come lo si può raggiungere dal b&b?

Il museo si trova in Corso Tukory 131. Per raggiungerlo dal b&b potete prendere il 118 o il 108 da via Goethe. Fermatevi alla prima di via Ernesto Basile e dirigetevi verso il mare, come se si volesse andare alla stazione centrale, mantenendo la sinistra. Il museo si trova a circa 200 metri dalla fermata del bus.

Quanto costa il biglietto?

Il biglietto costa 3 euro per gli adulti, 2 euro è il prezzo del ridotto, mentre per bambini al di sotto dei 6 anni non si paga ticket. Il prezzo sale a 5 euro per una visita guidata. Consigliatissima! Perché insieme ai ragazzi dell’associazione Petra farete un viaggio nel tempo che vi condurrà alla scoperta di una Sicilia come non l’avete mai vista.