Nuovo repertorio dei pazzi

Il libro me lo regalò un’amica, di origini sarde, che alcuni anni prima si era trasferita a Palermo. Mi disse più o meno così: “Ecco. Questo è quello che ti aspetta scegliendo di vivere qua: ne incontrerai tanti e potresti pure avere un posto nel repertorio”. Si! Perché Palermo ti rende così. Pazza. Di gioia, di malessere, di tormenti, di felicità… decidete voi. La pazzia, d’altronde l’ha detto pure il buon Erasmo, è tutto e il contrario di tutto!

nuovo-repertorio-pazzi-palermo

Roberto Alajmo, giornalista e scrittore palermitano, aveva già compilato la prima stesura del repertorio nel 1994. Dieci anni dopo è uscito il nuovo repertorio, aggiornato e ampliato grazie anche all’aiuto e alla pazienza di coloro che gli hanno raccontato le storie: Letizia Battaglia, Goffredo Fofi, Riccardo Agnello, Marco Carapezza, Luca Orlando, Vito Curione, Geraldina Piazza, Vittorio Umiltà e Renata Zanca.

Il libro raccoglie degli aneddoti, (veri al limite della fantasia… ma solo per chi a Palermo non c’è mai stato!) che iniziano tutti più o meno così: “Uno/una era” oppure “Uno/una si chiamava”. E viene raccontata, brevemente, uno stralcio di piccola follia distribuita senza colpo ferire tra nobiltà e poveri cittadini, in qualsiasi ora del giorno e della notte. Baroni, medici, avvocati ma anche poveri cittadini palermitani o dei paeselli limitrofi, diventati lor malgrado famosi.

“Uno passeggiava dalle parti del centro storico. Diventava sempre più nervoso, sempre più nervoso. Fino a quando non ce la faceva più: Bisogna conoscere il mondo come lo conosco io!. E riprendeva a passeggiare tranquillo.”

“Uno era il barone Di Stefano, che da quando era giovane visse recluso all’hotel delle Palme per ordine di Cosa Nostra – dicevano. Dicevano, precisamente, che avesse fatto un grave sgarbo a un capomafia e che solo in via del tutto eccezionale, dopo un chiarimento, gli fosse stata risparmiata la vita con sentenza commutata all’ergastolo. Il barone Di Stefano scelse allora di trascorrere il resto della sua vita nell’albergo più lussuoso della città senza uscire mai più, nemmeno per la minima passeggiata. Dopo diverso tempo il capomafia morì e la sua cosca si dissolse, per cui la sentenza forse poteva considerarsi decaduta. Ma il barone non lo seppe e negli ultimi anni neanche avrebbe saputo più a chi domandare notizie, e quindi visse per sempre chiuso all’Hotel Delle Palme. Negli ultimi anni si ammalò e nemmeno usciva più dalla sua camera. Secondo un’altra versione, non era vero niente. Anzi: era una leggenda inventata da lui stesso per non accettare gli inviti degli amici e starsene in santa pace nel suo albergo preferito. Tanto che talvolta andava pure a Bayreuth per ascoltare le opere di Wagner.”

Il libro mi ha divertito: talvolta mi pareva perfino di riconoscere i personaggi descritti ma vissuti tempo addietro. Come se la stessa pazzia rimbalzasse da una generazione all’altra!

Vi ho convinto? Lo leggerete?

Annunci

La baronessa di Carini

Declinata in infinite versioni nella tradizione dei cantori popolari, la tragica vicenda della baronessa di Carini, paese facilmente raggiungibile dal bed and breakfast Piccola Sicilia, ha affascinato anche la fantasia di Luigi Natoli che, attingendo alla leggenda nata intorno a un episodio di cronaca nera del XVI secolo, ha elaborato la sua personale versione dei fatti. Una storia intrisa di amore e morte. la Baronessa di Carini