Il gelo di mandarino

Vi ho già raccontanto di come il biancomangiare mi abbia conquistato? Si, ne ho parlato. E ho pure raccontato come nasce, quali scrittori siciliani ne parlano, ma non ho detto come viene realizzato, e di come il dolce possa racchiudere l’essenza di un popolo: la semplicità della sua realizzazione è esponenziale al gusto corposo e sofisticato. Mi ha fatto scoprire il biancomangiare Evelin e da allora l’amore per il connubio “liquido+amido” non mi ha più abbandonato. E così sperimento. Ma non sempre mi riesce al primo tentativo. Per esempio quella volta che lo provai al caffè dimenticai di mettere lo zucchero, con un risultato ovvio: immangiabile. Ma questa volta, complici i mandarini MAMA, sono proprio orgogliosa di presentarvi il mio:

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Parte del risultato è stato fagocitato da mio nipote, un golosone in erba, che ha ribattezzato il gelo di mandarino con “mandarinomangiare”. Provate anche voi e fatemi sapere se vi piace

 

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Il borgo più bello dell’anno 2015: conosciamo meglio Montalbano Elicona

Montalbano Elicona è stato eletto, tra i venti finalisti, il borgo più bello dell’anno grazie al webvoting del noto programma televisivo Alle Falde del Kilimangiaro, in onda su Rai3. Il piccolo paese, con meno di 2500 abitanti, si trova in provincia di Messina e dista da Palermo circa 200 chilometri. Nel suo centro storico è presente un antico castello residenza estiva di Federico II d’Aragona, del XIII secolo. La sua bellissima posizione, sul versante destro della valle del torrente omonimo, lo rende un luogo affascinante. Si compone di due nuclei: uno antico, dall’irregolare tessuto medievale, serrato sulla cima rocciosa, intorno al castello; l’altro nella parte più bassa, con un impianto più regolare dato dalla modernizzazione successiva.

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L’anno scorso, invece, il titolo di Borgo più Bello dell’anno era toccato a Gangi.

Montalbano Elicona: origine del nome

La prima parte del nome è un composto di mons (monte) e albanus, da albus, bianco. In specifico, si riferisce all’antico nome del monte dove venne edificato il castello di Federico d’Aragona. Gli studiosi non sono concordi sulle origini del paese e del suo nome. Alcuni fanno risalire tale origine dai nomi latini mons albus con riferimento ai monti innevati, altri al nome arabo al bana, dal suggestivo significato di “luogo eccellente”. L’appellativo Elicona risale senz’altro alla colonizzazione greca. Durante il periodo della colonizzazione (VII-VIII secolo a.C.), i Dori, pensando al mitico monte delle Muse, chiamarono Helikon un sito, coincidente con l’altura su cui sorge il borgo medievale ed un torrente vicino il cui andamento tortuoso giustifica l’appellativo. (fonte)

Cosa fare e vedere

1) Castello

Per i cenni storici seguite il link. Il castello è stato edificato nella forma attuale tra il 1302 e il 1311 ed è l’unico esempio riconosciuto in Sicilia di palazzo residenziale trecentesco. L’apertura al pubblico del castello è prevista da Aprile a Ottobre, da Martedì alla Domenica, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00. Negli altri mesi rimane aperto nei giorni prefestivi e festivi, ad esclusione dei giorni 25 Dicembre e I Gennaio.

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2) I Megaliti

C’è una zona, tra Argimosco, Elmo, Losi, Mattinata e Zilla, conosciuta come La Stonehenge di Sicilia, dove si ritrovano affioramenti di arenarie adatte alla costruzione di calendari astronomici per la determinazione dei solstizi e degli equinozi, con riferimenti mediante menhir. Queste rocce recano i segni di civiltà millenarie e in alcune di queste si riconoscono figure mitiche come l’Aquila, animale privilegiato che collega la terra al cielo e che indica la collocazione della Necropoli, costituita da dolmen con annessa camera funeraria e da una grande quantità di cubburi (manufatti in pietra con struttura a cupola semisferica). Di epoca successiva sono alcune tombe scavate nelle masse rocciose. Alta e imponente, scolpita sul profilo di una massa rocciosa, si staglia la figura della Dea Neolitica (l’Orante) posta in allineamento con la direzione ovest che ne esalta il profilo al tramonto del sole, ora della giornata adatta alla preghiera. Sulla sommità della roccia è scavata la vasca per la raccolta delle acque battesimali. Due menhir celebrano i riti della fecondità  e dominano la fonte intorno alla quale si celebravano gli incontri per la procreazione. Sono esaltati anche il culto del Sole, della Vita, della Morte e della Preghiera insieme con i riti propiziatori della pioggia e della fecondità della terra, degli animali e degli uomini.

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3) Il bosco di Malabotta

La riserva naturale orientata, di circa 32 Kmq,  è un interessante itinerario naturalistico, inserita tra la fine dei monti Nebrodi e l’inizio dei monti Peloritani. La riserva è stata istituita nel 1997 e il suo patrimonio ecologico è notevole sia per l’integrità che per la diversità di flora e fauna di cui è caratterizzata. Nel sito del comune trovate le indicazioni per raggiungere il posto.

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4) Feste Aragonesi

Se passate in Sicilia in agosto non perdetevi questa manifestazione. Si rievoca l’ingresso del re Federico II d’Aragona a Montalbano. Secondo quanto riportato dagli archivi storici, il sovrano si recava saltuariamente e per brevi periodi a Montalbano, accompagnato dalla sua corte e dal suo consigliere e medico personale Arnaldo da Villanova. La rievocazione è quindi un modo per mantenere vivo il legame con la storia e con il territorio, festeggiando l’identità di una comunità intera e regalando al pubblico la possibilità di un tuffo nel passato. (fonte)

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Panoramica delle foto di Guido Giannone

 

(fonte del post)

Camminare è conoscere

La scorsa settimana avevo un impegno dall’altra parte della città a metà mattina. Il dilemma era, visto che ero a conoscenza delle varie manifestazioni che avrebbero potuto paralizzare il traffico in città, quale mezzo di trasporto scegliere. Per andare da A a B, dal cerchio rosso a quello nero, avevo tre soluzioni:

  1. andare in corso Finocchiaro Aprile a prendere il 122 e fermarmi zona stazione per poi proseguire per dieci minuti a piedi
  2. andare in piazza Politeama per aspettare il 101 o il 102, arrivare al capolinea e da lì raggiungere B
  3. farmela a piedi, macchina fotografica in tasca e naso all’insù.

Secondo voi cosa ho scelto?

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Si, ho scelto di andare a piedi, attraversando il centro storico, percorrendo strade non scontate alla ricerca del percorso alternativo e più semplice. Probabilmente ho allungato, e di parecchio, visto che mi sono pure persa, ma ho guadagnato in buonumore. La giornata era luminosa e calda e tutto quello che mi si presentava davanti aveva un sapore di nuovo e interessante. Pure il campanile posto alla sinistra della chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella, scorcio preso da via Maqueda, mi è sembrato più attraente di sempre. I campanili laterali sono stati progettati da Giacomo d’Aragona nel 1752 e danno slancio alla chiesa, eretta nel 1598.

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Attraversando via Aragonesi mi sono imbattuta nel mio idolo adolescenziale. Non potevo non fotografarlo. Qualche anno addietro lo ritraevo in ogni dove, dai fogli di risulta alle tele. Vederlo mi ha riportato alla mente tutta la discografia dei Doors che tengo gelosamente custodita in modalità musicassetta. Sono vintage dentro! Mentre l’altra foto è del teatro Atlante, dove ha sede l’omonima associazione che si è distinta per la sua attività di ricerca e produzione nel campo del teatro.

“La produzione si divide fra gli spettacoli pensati per il mondo dell’infanzia e quelli su tematiche sociali (immigrazione, reclusione, antimafia, discriminazione) realizzati attraverso un percorso di ricerca teatrale e culturale. Il teatro è usato come strumento per indagare la realtà, gli spettacoli nascono dall’esigenza di affrontare temi e problematiche legate all’attualità in una continua contaminazione fra teatro e vita.  Teatro Atlante organizza e promuove laboratori e seminari condotti da importanti Maestri del settore.Fin dalla sua fondazione il Teatro Atlante è inoltre impegnato a diffondere la cultura teatrale fra le nuove generazioni promuovendo spettacoli e laboratori nelle scuole”.

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Superata la piazza del Genio di Palermo (uno dei prossimi post sarà dedicato a questa misteriosa figura, simbolo della città), ho svoltato per entrare in via Garibaldi trovandomi davanti questo cartello che decantava le prelibatezze dello zio Claudio. Acqualina al posto di acquolina: errore cercato? Non importa. Mi sono fatta sonore risate!

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Il prossimo incontro è con un berrettificio, uno dei pochi sopravvissuti in quella zona, nota proprio per la produzione di cappelli maschili.

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Invece, al rientro, mi è capitata una di quelle che io chiamo “semplici coincidenze”. Sono iscritta al portale Lastminutesottocasa, perché il cibo non si butta! E ricevo una mail informativa sulle offerte presenti sui negozi che aderiscono al circuito che si trovano proprio sotto casa, o poco distanti. Sul loro sito viene spiegato in poche parole e altrettanti video ben fatti come funziona il portale. Si legge:

Last Minute Sotto Casa è un vero e proprio last minute di quartiere, che ti consentirà di ricevere offerte vantaggiose, da cogliere davvero in tempo reale, principalmente da negozi raggiungibili in un attimo, a piedi, rispetto al tuo luogo, da te specificato in fase di registrazione al sistema. Benvenuto e … buoni affari con Last Minute Sotto Casa!

Bene. Mi iscrivo e proprio mentre imboccavo via Paternostro mi arriva sul cellulare una mail che mi informa del Last Minute dell’Azienda Orlando di Baucina che offre tutto il pan di spagna a tre euro. Urca! E io mi trovo a due minuti a piedi da questo posto… che fare? Ecco. Sono entrata nel negozio, ho conosciuto un’azienda impegnata nella valorizzazione del territorio al punto che sarà pure all’Expo e ho potuto mangiare un miele di castagno che mi ha fatto svenire dalla bontà. Ho comprato un pan di spagna prodotto con la farina Russello. L’ho pure fatto assaggiare ai miei ospiti! In queste immagini un piccolo assaggio della loro vetrina alimentare, arricchita anche dalla pasta da loro prodotta e dai prodotti di salumeria e formaggi provenienti dalle campagne palermitane. Il loro sito è www.aziendaorlando.com e hanno anche una pagina facebook che aggiornano quotidianamente. Sarà molto facile diventare loro clienti.

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La Pasqua in Sicilia

A Pasqua ogni siciliano si sente non solo spettatore ma attore, prima dolente, poi esultante, d’un mistero che è la sua stessa esistenza

Gesualdo Bufalino, La luce e il lutto, 1988

La primavera si è fatta attendere. Ma finalmente l’esplodere della natura coi suoi profumi, i suoi colori, i chiaroscuri del cielo e del mare sembra non sia più un miraggio. Questo cambiamento che sottolinea il passaggio dall’inverno alla primavera precede l’arrivo della Pasqua e di tutte le manifestazioni a essa collegata. Infatti, dalla Domenica delle Palme, che quest’anno cade il 29 marzo fino alla Pasqua, il 5 aprile, sono tante le rappresentazioni e le processioni che si svolgeranno in ogni città, grande o piccola, della Sicilia intera. I cortei sono formati nella parrocchia e con le associazioni di riferimento e dalle numerose confraternite e corporazioni di arti e mestieri che sovrintendono a tutto l’apparato teatrale ricco di simbologie e di contenuti che attraversano tutti gli stadi emotivi: dal dolore di Maria alla gioia esuberante per la resurrezione di nostro Signore. Complessa è la simbologia e il sostrato culturale che caratterizza ogni paese e le sue tradizioni.

Il periodo è chiamato Settimana Santa e culmina con la domenica di Pasqua.

I riti della Settimana Santa, diventati di grande richiamo turistico, rappresentano i momenti cruciali della Passione del Cristo, come descritto nei Vangeli. I rituali religiosi salienti sono distribuiti durante la settimana a partire da:

  1. Domenica delle Palme.
  2. Quarantore
  3. Giovedì Santo
  4. Venerdì Santo
  5. Veglia Pasquale
  6. Pasqua

san biagio platani

San Biagio Platani

Come si festeggia a Palermo?

Evelin, nel suo interessante articolo, ci disegna un quadro generale approfondendo poi i prodotti che arricchiscono la tavola. Vi consiglio di leggere il suo articolo fino alla fine.

A Palermo la “Settimana Santa” è un periodo  ricco di rituali religiosi. Si comincia con la Domenica delle Palme durante la quale tutta la città è gremita di venditori di rami di ulivo dipinti d’oro e d’argento e di originalissime palmette intrecciate. Il Giovedì Santo nelle Chiese vengono allestiti i “santi sepolcri”, con piccoli giardini creati dalle donne più devote su piatti di ceramica dove crescono germogli di grano o legumi, adornati con nastri colorati. La sera si svolgono i “giri dei sepolcri” per decretare il più bello. Per scaramanzia se ne devono visitare un numero dispari. Il Venerdì Santo si realizzano le processioni nelle varie parrocchie della città. Uno dei momenti più suggestivi è il rito della “calata ra tila” (la discesa della tela) che avviene durante la notte della vigilia di Pasqua: nella zona dell’altare vengono fatte scendere dall’alto delle grandi tele raffiguranti la Passione fino a mostrare il Cristo risorto, il tutto si conclude con un forte scampanio. La domenica di Pasqua si celebra oltre che spiritualmente anche a tavola.

Come si festeggia in Sicilia?

Se volete sapere come gli altri paesi della Sicilia festeggiano la settimana santa cliccate sopra ogni link, perché ho cercato tra i numerosi siti presenti in rete e vi propongo quelli che ho trovato più interessanti, dove trovate la descrizione di ogni cerimonia, certa che ce ne saranno altrettanti ancora più ricchi di informazioni.

  1. Trapani e i misteri
  2. Terrasini e la Festa degli Schietti
  3. Prizzi e i Diavoli
  4. San Biagio Platani (Ag) e gli Archi di pane
  5. Pietraperzia (En) e U Signori de li fasci
  6. Ispica (Rg) e Cristo alla Colonna
  7. Adrano (Ct) e la Diavolata

Piove. Ma il nostro pomeriggio è pieno di colori

Arrivare a fine marzo e non vedere ancora un sole che possa essere degno di maniche corte e di passeggiate a Mondello è dura da digerire. Potrei passare i pomeriggi attaccata a Pinterest a fantasticare su meravigliose colazioni fotografate come se non ci fosse un domani o DIY che spaziano dal rinnovare il mobile della nonna a dipingere pareti con i colori della primavera… ma non sarebbe giusto per il piccolo siciliano, che dall’alto dei suoi quattro anni e mezzo reclama attività varie da fare con la sua mamma. Bene. Tanto alla fine mi diverto anche io. Se non di più. Per fortuna ho un bacino di siti da cui attingo per trasformare un pomeriggio uggioso come questo in una serata di colori e fantasia. Così mi è venuta in soccorso l’idea di Giada di Quando fuori piove che suggeriva un rapido blocco a forma di uovo da portare ovunque e da far colorare ai piccoli . I materiali li avevo in casa: cartoncino spesso preso da una scatola di biscotti, cartoncino (ma anche fogli colorati o altro materiale come spiega bene lei nel suo tutorial), colori, forbici e in più abbiamo messo timbrini raffiguranti animali, colla vinilica e forbici con cui ha potuto ritagliare.

Ne è venuto fuori un bloc-notes a forma di quasi uovo fatto di fogli riciclati. Sapete da dove arriva quel cartoncino? Dai coppi usati dai fruttivendoli per la frutta, che usano per arrotondare, visto che solo solo uno pesa quasi 100 grammi!! Li avevo conservati in dispensa non so per quale motivo. Certe volte ho la mania dell’accumulo: tanto può servire prima o poi. E così i fogli dei coppi sono diventati quelli del nostro libro delle uova. Il piccolo ha poi le manie delle storie del terrore, di fantasmi, vampiri e mummie, ragni e quanto di più terrificante possa esistere. Non poteva mancare l’uovo del terrore, per una Pasqua da brivido!!

uova

Il piccolo ora è stanco ma felice. E anche io mi sento un tantino più creativa, tranne nell’elaborazione delle immagini. Su quello ci sto lavorando, per ora accontentatevi di questa fatta in fretta e furia, con styling a zero. L’importante è essersi divertiti. Grazie Giada!

Cose da vedere in Sicilia. Le tavolate di San Giuseppe

Ancora un giorno e il 19 marzo è alle porte. Doppio festeggiamento: San Giuseppe e la festa del papà.

San Giuseppe, dichiarato da Pio IX l’8 dicembre 1870 Patrono della Chiesa, padre putativo di Gesù, è considerato nume tutelare della famiglia. Non a caso si è scelta questa data per celebrare anche la festa del papà.

san giuseppe

San José y el Niño, El Greco

L’iconografia lo rappresenta con un giglio bianco in segno di purezza. San Giuseppe è considerato anche protettore dei falegnami ma soprattutto dei poveri e degli indigenti. Per questo in molti paesi siciliani, ancora oggi, si preparano tavolate a cui vengono invitati i meno abbienti, serviti direttamente dai padroni di casa. Ogni anno a Palermo si ripete la tradizione in piazza San Francesco di Paola.

Le tavolate di San Giuseppe

Sono una tradizione popolare siciliana e consistono in varie tavole e altari imbanditi di cibo di vario genere che viene offerto come ex voto al santo.

A Palermo e in provincia, come in tutta la Sicilia, San Giuseppe è uno dei santi più amati e in suo onore si allestiscono, appunto, vere e proprie tavole imbandite e ricche di cibo. In questa pagina potete avere un’idea di quelli che sono i paesi siciliani coinvolti nella preparazione delle tavolate e degli altari. Tra le famiglie è molto sentita questa usanza che rappresenta l’abbondanza. Vengono ripresi i piatti della tradizione contadina, tradizionalmente una cucina povera ma ricca di elaborati pani benedetti che realizzano le donne, dalle figure antropomorfe o con ghirigori tali da farli sembrare opere d’arte. Ci sono alcuni pani che rappresentano i simboli della tradizione cristiana: il pesce, la scala, la tenaglie o i tre chiodi. Le donne che realizzano i pani fanno anche riferimento alla natura: una vasta gamma di frutta e fiori prendono vita da queste sapienti mani.

 

tavolate di san Giuseppe

 

 L’uso di allestire degli “altari” per San Giuseppe si ricollega all’antico, quanto affascinante, mito di Persefone. Gli altari, allestiti al fine di chiedere una speciale protezione del focolare domestico e della famiglia dalle avversità, sono ricchi dei tipici pani detti affettuosamente “panuzzi”, che, una volta benedetti, vengono distribuiti ai fedeli. Il pane infatti, è l’alimento di maggiore attenzione durante questa festa in quasi tutti i paesi della Sicilia. Esso, presentato in vari modi ed offerto dopo la benedizione, per San Giuseppe assume diverse varianti decorative.  pani votivi sono plasmati secondo precise forme simboliche cui si ricorreva nel paganesimo, come la chiave o la forbice, e si ricollegano agli oggetti dati ai propri cari per facilitare la fuga dagli inferi. Altre forme, che ricorrono maggiormente nel periodo del cristianesimo, comprendono invece la forma a croce, la colomba simbolica della pace, il pavone che indica l’immortalità, la palma la redenzione, il pesce simbolo del Cristo, l’agnello che ricorda il sacrificio divino e gli angeli l’annunciazione. (fonte)

Altare di San Giuseppe

 

San Giuseppe e il pane

Le foto sono di proprietà di Giuseppe Giordano

 

A Castelbuono, in provincia di Palermo, si festeggia dal 13 fino al 19 compreso. Qui trovate tutte le informazioni di come a Leonforte, in provincia di Enna, festeggiano San Giuseppe; a Salemi, in provincia di Trapani, festeggiano così.

Non solo tavole e altari, ma anche vampe sfinci e pasta con le sarde.

C’è un’altra usanza legata ai festeggiamenti in onore del Santo: le vampe, ovvero i falò, il cui significato era anche quello di riscaldare i bisognosi, ma l’evento si collega al più antico culto legato al sole e all’equinozio di primavera (con la fine dell’inverno si usava bruciare i residui dei raccolti). Le vampe, nonostante siano vietate per i pericoli e danni che ne possono derivare, si preparano dalla sera prima: la legna, o altro di combustibile e di vecchio, viene accatasta in una piazza e  gli viene data fuoco davanti allo sguardo dei ragazzini che schiamazzano e con tutta la voce in loro possesso urlano Evviva San Giuseppe. In questo video avete uno spaccato di vita che si ripete annualmente nei quartieri popolari di Palermo. Se passate da queste parti non allarmatevi per il fumo nero che sale fino al cielo. Sono le vampe!

Ma anche la pancia vuole la sua parte e così vi lascio la sfince e la pasta con le sarde,  due ricette che ha postato Evelin, che lei di cose palermitane e di cibo se ne intende. Infatti scrive:

“E’ un dolce buonissimo che a mio parere racchiude in sé tutta l’essenza della cucina palermitana: la frittura (non per nulla i palermitani sono sempre stati definiti “pariddari” ossia esperti e amanti della frittura), la ricotta, il gusto estetico barocco dei frutti canditi, il pistacchio siciliano, e quel particolare accostamento di dolce e salato che oltre a colpire positivamente il palato, rinvigorisce anche l’animo umano con quel senso di armonia che da secoli le religioni e la filosofia hanno sempre ricercato e che la cucina ha realizzato! Le origini del termine sfincia sono latine (spongia) o greche (sfoggia), ed indicano l’accostamento di questo dolce alla spugna, proprio per la sua particolare consistenza soffice e porosa. La sfincia di San Giuseppe potrebbe avere però derivazione araba. Gli arabi infatti erano specializzati nella preparazione delle sfang, delle frittelle condite con il miele o zucchero, che probabilmente grazie alla fantasia dei pasticcieri palermitani o piuttosto delle pasticciere, perchè a sperimentarsi nei più svariati dolci furono soprattutto le suore dei vari monasteri palermitani, furono arricchite di crema di ricotta e altri ingredienti ricchi di gusto.

sfinci

fonte