Il gelo di mandarino

Vi ho già raccontanto di come il biancomangiare mi abbia conquistato? Si, ne ho parlato. E ho pure raccontato come nasce, quali scrittori siciliani ne parlano, ma non ho detto come viene realizzato, e di come il dolce possa racchiudere l’essenza di un popolo: la semplicità della sua realizzazione è esponenziale al gusto corposo e sofisticato. Mi ha fatto scoprire il biancomangiare Evelin e da allora l’amore per il connubio “liquido+amido” non mi ha più abbandonato. E così sperimento. Ma non sempre mi riesce al primo tentativo. Per esempio quella volta che lo provai al caffè dimenticai di mettere lo zucchero, con un risultato ovvio: immangiabile. Ma questa volta, complici i mandarini MAMA, sono proprio orgogliosa di presentarvi il mio:

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Parte del risultato è stato fagocitato da mio nipote, un golosone in erba, che ha ribattezzato il gelo di mandarino con “mandarinomangiare”. Provate anche voi e fatemi sapere se vi piace

 

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Maria: la cuciniera narrante

Tempo fa partecipai a una delle tante Twitter chat organizzata da C+B, il portale dedicato alle imprenditrici creative italiane e per puro caso mi imbattei in un tweet davvero interessante. Lo misi tra i preferiti e andai a curiosare sul profilo della ragazza che lo aveva tweetato. Una social media manager di origini sarde che vive a Torino e che si occupa di gestire la parte social di una donna che si occupa di food e che abita a Palermo. E come la mettiamo con questa coincidenza? La lascio andare via, così… senza approfondire? Eh no! Così mi imbattei per pura casualità in quello che poi mi si presenterà davanti come un mondo denso di profumi provenienti da ogni angolo della terra all’interno di una casa con piscina a due passi dal mare di Mondello. Che poi, mare a parte, non si differenzia tanto dall’ottica della PiccolaSicilia: si aprono le porte di casa propria e si accoglie chiunque abbia il desiderio di condividere la sua esperienza, che sia la voglia di gustare cibi etnici che la voglia di visitare Palermo con gli occhi di chi ci abita. Insomma, si tratta comunque della storia di una donna siciliana adatta proprio a questa rubrica.

Conoscere Maria significa non finire mai di stupirsi per la carica adrenalinica che ha e che sa trasmettere nei piatti che prepara, per il suo vivere tra Milano e Palermo abbracciando pure l’est e l’ovest, per i numerosi viaggi che ha fatto, sia realmente che attraverso i libri di cucina che ha studiato per migliorarsi, per le parole che dosa sapientemente come se fossero uno dei suoi piatti preferiti per farti sentire a tuo agio e perfettamente rilassato. Ecco chi è Maria: la cuciniera narrante. Lei cucina, presenta sul suo sito il tema della cena, tu prenoti e ti siedi con altri commensali sulla tavola di casa sua. A renderti piacevole la serata anche le sue storie.

cuciniera narrante

Ci scambiamo i recapiti e tra una chiacchierata telefonica e uno scambio di mail mi descrive di cosa si occupa e come le è nata l’idea. Non siete curiosi anche voi?

Ci racconti come è nata l’idea?

L’idea mi è venuta in una sera d’inverno, per disperazione! Ora ti spiego: abitavo ancora a Milano e mi avevano contattato per andare e cucinare una cena a domicilio, anniversario di matrimonio, e c’era un tempo da lupi. Nevicava, tirava vento e la temperatura era sotto zero. Il posto in cui dovevo andare era fuori città, in un residence in mezzo al nulla, e mentre preparavo i condimenti base da portarmi, ero angosciata al pensiero di dovermi avventurare in una landa desolata. Così ho pensato che sarebbe stato bello se avessi potuto ospitarli io, invece di dover andare da loro. Eureka! Ma che bella idea, ho inventato una cosa che non c’è! Preparare pranzi e cene per perfetti sconosciuti che vengono a mangiare a casa mia. Peccato che qualche giorno dopo, abbia scoperto che avevo inventato l’acqua calda. L’idea, per me geniale, l’aveva già avuta una signora londinese, qualche anno prima, e questa strana e originale modalità di ristorazione era già abbastanza collaudata e di moda e si chiamava Hidden Kitchen. Ma non solo, il mio entusiasmo è stato smorzato ancora di più quando, facendo una ricerca in Rete, mi sono resa conto che l’Hidden Kitchen esisteva anche a Milano e che una coppia la portava avanti con grande successo. E vabbè! Ho comunque realizzato 4 0 5 eventi, la cucina sicula è molto apprezzata a Milano. Quando sono tornata a Palermo ho capito che cucinare non era soltanto un hobby e ho deciso di farlo diventare qualcosa di più. Così ho cominciato a organizzare e realizzare eventi di Social Eating, per poi rendermi conto che arano arrivati anche qui e che c’era già qualcuno che li faceva. Ma non importa, nell’ambito del cibo, c’è posto per tutti.

Che carica! E chissà che energia… Ma prepari proprio tutto: dall’antipasto al dolce?

Si! Mi dà energia, ed è un scambio meraviglioso: il cibo la dà a me e io metto la mia energia nei piatti che preparo. E i miei ospiti se ne accorgono. Amo la cucina di tutto il mondo, quella degli altri. Studio, mi documento, provo, sperimento e sono in grado di organizzare un menù completo con piatti di ogni angolo del mondo (a patto di trovare gli ingredienti giusti o, mal che vada, una valida alternativa).

sapore di grecia

cena greca

qua sotto particolare della cena cinese

cina

Cosa devo fare per sapere quando organizzi il Social Eating? E dove devo andare?

Abito nel cuore di Mondello, a Valdesi, nella casa in cui ho trascorso tutte le mie estati, da 0 a 18 anni. C’è un bel giardino, una piscina che rende le estati paradisiache e tanti fiori. All’interno, la mia casa è molto semplice, con mobili chiari, dalle linee essenziali, ma c’è anche tanto colore. Ho imbiancato le pareti da poco, e fatto anche piccoli lavori. Work in progress… insomma, la sto ancora “azzizzando” per bene! Poi, di solito comunico i miei eventi attraverso il mio sito, tramite la mia pagina su Facebook e tramite l’iscrizione alla newsletter (trovate il form da compilare sia sul sito che sulla pagina Facebook).

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 Trinomio armonioso: bicchieri e piatti vuoti e visi sorridenti

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Adesso sono curiosa di sapere se hai in serbo qualche progetto per il futuro

Sono piena di progetti! L’estate è alle porte e, oltre a pranzi e cene, vorrei organizzare aperitivi in giardino o brunch. Avendo più spazio per muoversi, sarà possibile accogliere qualche altra persona in più, con la formula a buffet. Sarebbe carino che qualche amico venisse a suonare il suo strumento e si potrebbe fare anche qualche evento che coniughi narrativa e gastronomia. Come sai, il mio secondo cappello è quello di scrittrice, non per niente sono la cuciniera narrante! Mi piacerebbe anche incrementare l’attività di personal chef e andare a cucinare a casa di chi mi chiama, è un’esperienza molto bella, da entrambe le parti. E ancora… tanti sogni. Ma te li dirò man mano che si realizzeranno!

Mama: verdura fresca made in Sicily

Colazione pronta? Certo: miele, zucchine e melanzane per torte vegan dal gusto unico.

In sintonia con la rubrica inaugurata lo scorso giovedì, anche oggi ho voglia di parlarvi di chi mi aiuta a migliorare le giornate, e pure le colazioni che posso offrire al b&b (miele, zucchine, melanzane: a voglia di dolci!), portando direttamente a casa i prodotti della terra. Perché proprio a due passi da Palermo, nelle campagne di Ficarazzi, la forza e la volontà di due ragazzi di lavorare la terra producendo verdura senza l’utilizzo di diserbanti, preservando la nostra salute e quella dell’ambiente che ci circonda, è da ammirare.

Sono stati gli amici di StrEat Palermo che mi hanno consigliato di provare. Da allora non ho più smesso: il sapore del cibo, la consistenza della verdura, i profumi… sono una droga del gusto! E poi guardate il logo: è straordinariamente vivo.

logo Mama: verdura sotto casa

 

Ma conosciamoli meglio: chi sono i MAMA? 

Svelo l’arcano che da subito mi ha affascinato: MAMA, che a me ha richiamato la cura e l’attenzione che una madre pone nel nutrire il suo piccolo, non è altro che l’unione delle prime due lettere dei cognomi dei ragazzi che si occupano di mandare avanti l’attività: MAssenti-MAggiore o il contrario, senza problemi di mettere uno davanti all’altro. Roberto e Pierantonio sono i MAMA. Il primo lo vedete sorridente portare la mia dose settimanale di delizie. Il secondo è intento nel lavoro agricolo.

MAMA

Pierantonio

 

Come è strutturata la giornata tipo dei MAMA?

Mi incuriosisce sapere come è possibile conciliare il lavoro nei campi e i ritmi della natura con quelli imposti dalle incalzanti consegne, dal rapporto con i clienti, dalla scelta di preferire il contatto diretto piuttosto che allestire uno stand in un mercato. Mi hanno risposto così: “Ognuno ha un ruolo preciso all’interno dell’azienda, che però varia a seconda degli impegni che ognuno di noi ha. Ma i giorni delle consegne, di solito il martedì e il sabato, la nostra giornata è questa: sveglia alle due, raccolta nei campi della verdura ordinata la sera prima (abbiamo un preciso elenco con ordini e quantitativi), organizzazione della merce in funzione della consegna e già alle otto del mattino siamo pronti per consegnare. Di solito sono io (Roberto) che faccio i giri a Palermo, sia al mattino che al pomeriggio. Porto con me la verdura da consegnare in mattinata, poi ritorno in azienda per caricare quella che dovrà essere consegnata nel pomeriggio. Pierantonio nel frattempo sistema in azienda, tra pulizie e lavori impellenti”. Ma questa è una variazione della routine scandita dalla semina, dalla cura delle piante, dal cespugliare e tutte quelle attività connesse al mondo agricolo.

Mio figlio oramai è abituato al “contadino del biologico”. Roberto, quando arriva, gioca con lui. E in effetti è un servizio che diventa familiare quando ti rendi conto che la verdura è ottima, varia e segue il ritmo delle stagioni. Sapete che faccio con quello che mi hanno portato? Ve lo dico tra un po’.

i prodotti della terra

 

Progetti per il futuro?

“I progetti per il futuro ci sono. Vorremmo ampliare l’azienda, aumentando i metri quadri a disposizione dell’orto e anche provare ad abbracciare il “mondo” frutticolo del quale, visto i nostri studi universitari, siamo anche più pratici. Vorremmo occuparci di piante ornamentali (qua il maestro è Pierantonio), ma soprattutto vorremmo anche fare un piccolo pollaio (non più di 15 galline) per poter produrre uova, dando da mangiare alle galline solo prodotti bio. Che uova verrebbero!!”.

Come contattarli?

Nella loro pagina facebook ci sono i loro recapiti. Cliccate il mi piace sulla loro pagina, scriveteli, chiamateli, mandate un messaggio, un whatsapp… vi risponderanno sempre con gentilezza e disponibilità.

Ricettina veloce veloce?

Del broccolo e dei porri che mi hanno portato ho fatto uno strudel rosso al ripieno di broccolo, tonno e porro. Ho seguito la ricetta pubblicata qui, il blog di giallozafferano fonte inesauribile di esperimenti culinari, dove il procedimento è spiegato passo passo, molto meglio di come potrei fare io. In circa un’ora e mezzo ho preparato la cena: il rotolo consato e radicchio grigliato.

Mangiamo sano, mangiamo siciliano!!

tortino

tortino ai broccoli

La cucina tradizionale siciliana. Nuzza e Ddia: cuoche per passione.

Mi capita spesso di ricevere mail con iniziative varie inerenti il bed and breakfast: alcune propongono miracoli, cioè camere piene tutto l’anno (e sardonicamente fatemi fare una sonora risata: ahahhaahah!!), ma a pagamento; altre non vanno manco aperte; altre ancora sono curriculum (e rispondo sempre), poche sono sorridenti. Già. E quelle sorridenti sono tali semplicemente perché arrivano fin sotto casa, citofonano e si presentano con il sorriso, una iniziativa interessante, tanta passione e fiducia nel progetto che espongono. E io vengo catturata, come mi hanno conquistato Nuzza e Ddia, spendendomi in prima linea per la loro idea che è un po’ come dire il loro sogno. Ma partiamo con ordine.

Perché parlare di loro? Perché grazie a loro inaugurerò una nuova rubrica, a cui ancora non ho dato un nome, anzi: mi aiutate voi?, a cadenza bisettimanale, dedicata alle varie iniziative curate da persone che in Palermo e in Sicilia investono tempo e fatica e pure denaro, spendendoci la faccia. Sia perché mettono in risalto un particolare aspetto della città e/o dell’isola, sia perché si mettono in prima fila credendo in un lavoro possibile, senza per questo dover emigrare (con tutto rispetto per chi lo fa), darsi per vinti o sentirsi falliti. C’è sempre una seconda occasione. Ne sono convinta.

Ma chi sono Nuzza e Ddia?

Sono due donne che hanno coniugato la passione per il cibo all’amore per la cucina intesa come momento intimo, di accoglienza, di coccola, di uno star bene con gli altri e voler per gli altri dare il meglio. La cucina come canale di comunicazione attraverso cui passano le emozioni. Perché, alla fine cucinare significa semplicemente prendersi cura dell’altro, con tutta l’attenzione che si merita sia la preparazione del piatto che la persona che lo riceve. Così come facevano le nostre mamme e le nostre nonne prima di loro. Una cura particolare è rivolta anche al modo di mangiare: in tempi come questi in cui lo stress ci impone i momenti in cui mangiare, cronometrandoci il tempo, loro si impegnano a creare un ambiente sereno, tra chiacchiere e buon cibo, senza scadenze da rispettare.

Ciò che loro propongono è una scelta di menù vari, un’attenzione particolare è posta per i gusti e anche per le intolleranze dei loro ospiti. I menù sono attinti dalla tradizione gastronomica siciliana. Ospitano in una casa a pochi passi dal Politeama o anche a Monreale, con una emozionante vista sulla Conca d’Oro, cucinano andando al mercato a comprare i prodotti e scegliendo con cura il produttore, preparano la pasta fatta in casa e a tavola descrivono i piatti, raccontando come nasce, quali sono gli ingredienti principali e altro ancora. Creano un’atmosfera fiabesca attorno a un piatto.

Per i turisti o anche per chi proprio “quel piatto là non lo so cucinare” è un ottimo modo per conoscere in modo più approfondito una cultura così complessa come quella siciliana, anche nei sapori. Ecco perché mi sento di consigliarlo!

Un’attenzione particolare, dicevo, è rivolta alla tradizione culinaria: tutto il patrimonio gastronomico che è stato tramandato dalle donne alle donne, da madre in figlia, da zia a nipote, si percepisce nelle loro ricette così familiari da farci sentire come a casa, con la sensazione di “sembra come lo fa la mia mamma”! Tutto grazie a ingredienti semplici e reperibili in base alle stagioni. Una cura nella scelta del prodotto, e anche del produttore, per far arrivare in tavola un gusto antico per palati moderni.

la cucina siciliana

Ho difficoltà a cucinare da sola, se penso a voi che lo fate in due mi vengono i brividi perché penso al feeling che ci vuole. Ma come fate? E soprattutto quando è nato il vostro progetto?

Siamo Stefania e Dorotea, due amiche che si sono ritrovate dopo essersi allontanate  per i mille problemi che la vita mette davanti. Avevamo due mestieri affini che ci stavano un poco stretti e la voglia di rimettersi in gioco era tanta. Così nel marzo dello scorso anno abbiamo intrapreso questa avventura mettendoci tutta l’anima e il cuore di cui eravamo capaci. Ora siamo qui: ancora piene di vitalità, nuove idee, tanti stimoli grazie anche a coloro che ci hanno supportato durante le cene, che ci hanno fatto i complimenti, che hanno dato un attestato della loro stima consigliando la nostra cucina ad altri amici… insomma, non potevamo cambiare strada. Questa è la nostra nuova vita da respirare a pieni polmoni.

Nuzza e Ddia

 

Cosa ha in serbo il futuro per Nuzza e Ddia?

Per il futuro abbiamo una serie di collaborazioni, ma anche tanti progetti che vanno dai laboratori di cucina per i bambini alle lezioni vere e proprie per chi si vuole cimentare nei rudimenti della cucina siciliana. Ma ci sarà anche una piccola sorpresa che stiamo preparando in collaborazione con una ceramista per San Valentino. Si tenga sottocchio la nostra pagina facebook così potete seguire in diretta l’evoluzione della nostra attività.

Su, forza. Ora che siamo più in confidenza: sganciate una ricetta! Lo so che non sarò mai brava come voi… che la cotognata e gli anicini che fate sono imparagonabili!

anicini e cotognata

La ricetta della cotognata è la più richiesta durante le fiere e in molti ce la chiedono anche scrivendoci messaggi privati. Ci sono ingredienti semplici e genuini: mele cotogne, acqua e zucchero. Il procedimento è semplice: pulire le mele con un panno, privarle del torsolo e tagliarle in due. Coprire con acqua e porre sul fuoco; appena si spaccano controllare che siano cotte e allora sgocciolare e passarle a setaccio. Dopo questa operazione mettere la polpa insieme allo zucchero corrispondente al suo peso in pentola e cuocere almeno per 20 min. mescolando sempre con un cucchiaio di legno. Stendete il composto su un piatto di ceramica rettangolare dandogli uno spessore di 2 o 3 cm circa e lasciare riposare 10 gg al sole. Avere cura di voltare la mattonella ogni giorno. Quando sarà ben asciutta conservarla nei barattoli di latta…..potrete così mangiarla per tutto l’inverno.

Grazie Nuzza e Ddia

Ho impiegato del tempo nello scrivere questo post, ma mi sono spesa con impegno perché credo nel loro progetto e ho assaggiato la loro cucina. E perdonatemi se preciso che questa è una mia personale iniziativa senza fini di lucro: non ho percepito un soldo né ho chiesto qualcosa, ma ciò non significa che lo farò sempre e per tutti.

Mi si è inceppato il lunedì. Gli epic fails del fine settimana #2

Ohi ohi. Lunedì moribondo: reduci da un fine settimana di… (baldoria? magari!) raffreddori e febbri. In questi due giorni mi sono messa a sfornare dolci vegan e morbide brioches. Questo nelle intenzioni, perché nella pratica, complice la stanchezza, ho perso tempo e risorse utili. Infatti ho commesso dei clamorosi errori e questi si sono portati dietro la catastrofe. Il dolce vegan era a base di carote e noci, con farina, zucchero di canna e olio di semi. L’olio lo tengo sotto il lavello, insieme alle pentole che non uso mai che stanno nella destra e a quello d’oliva, all’aceto e all’olio per la frittura che stanno sulla sinistra. Ecco: l’olio per la frittura… è quello di girasole, come l’olio che di solito uso per i dolci vegan. E quello era l’olio messo da parte per buttarlo poi nel fustone della raccolta degli olii usati e stava infatti sulla destra. E invece? Capito? Ho utilizzato l’olio bruciato… Mi sarei bastonata!

Ecco il mio epic fail n°1. Avrei voluto buttare anche la teglia da quanto ero inc@!!@@$$@ nera!

epic fail

Solo dopo aver infornato la torta ho capito che c’era qualcosa che non andava. Venti minuti e tutto mi si è chiarito. Ho controllato sotto il lavello e ho visto le due bottiglie: una mezza vuota, quella dell’olio usato, e una piena, quella che ancora dovevo aprire e che avrei dovuto usare per il dolce. Nell’aria un fetore di olio usato… Che schifo. Ho aperto e buttato tutto quanto. Sob, che erroraccio!!

L’altra grande epic fail è stata la lievitazione delle brioches. Dovevano venir fuori delle morbide brioche da inzuppare nel latte e invece? Delle sole che si sono solo allargate senza lievitare. Almeno come gusto queste si salvavano, ma sono dure come pietre.

epic fail-2

Morale della favola? Se qualcosa va storto meglio che lo lasci andare storto: stai con le mani in mano e non fare nient’altro che alzare la cornetta del telefono e ordinare una pizza. Almeno lei non ti deluderà (spero!).

Biscottini al caffè e cannella

Ieri sera ho fatto dei biscotti alla cannella e al caffè. Ho postato su Instagram il mio work in progress ma non ho fatto vedere il risultato. Lo trovate qua sotto: foto con descrizione del procedimento e tutti gli ingredienti necessari per ottenere i biscotti. Niente di entusiasmante, ma almeno sono facili e veloci e davvero gustosi (questo lo dico soprattutto a chi ama la cannella). La planetaria non l’ho usata: ho miscelato gli ingredienti con una spatola e poi ho impastato a mano. La ricetta l’ho trovata in questo libro che mi ha regalato la mia mamma.

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Nel farli ho però dimezzato le dosi presenti sul libro. Certo, avrei potuto congelare poi metà dell’impasto e utilizzarne solo una parte. Ma non mi piace congelare un prodotto che è semplice da fare e in così poco tempo (tra riposo e cottura mi è stata necessaria un’ora e mezza). Mi sono usciti circa 25 biscotti. Se a voi ne servono di più, vi consiglio di raddoppiare la dose a seconda delle necessità (o di dimezzarle).

Ingredienti

250 grammi di farina

110 grammi di zucchero

100 grammi di burro

2 tuorli

1 cucchiaino di lievito

tazzina di caffè ristretto

cannella q.b

un pizzico di sale

Procedimento

Prendete una ciotola capiente e versate la farina setacciata. Aggiungete il lievito e mescolate con una spatola per amalgamare gli ingredienti e aggiungete lo zucchero. Nel frattempo mettere il burro a bagnomaria per ammorbidirlo. Aggiungere le uova, il burro (poco alla volta), il caffè e la cannella e mescolate fino a quando non si saranno amalgamati gli ingredienti. All’inizio il composto è sabbioso, sarà poi vostra cura impastare a mano fino ad ottenere un impasto omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola e fatelo riposare in frigo per mezzora. Poi stendetelo e usate la vostra fantasia per ritagliare i biscotti. Nel farlo ho tenuto la farina dentro una ciotola accanto a me e ho infarinato il ripiano ogni volta che la pasta si riscaldava troppo e si attaccava. Il tempo di cottura è di 25/30 minuti con forno statico a 180 gradi.

cinnamon cookies

Estate di san Martinu: ogni mustu è vinu!

E anche questa domenica maniche corte dopo un’intensa nottata di pioggia. L’estate di San Martino si fermerà forse l’11 novembre? Chissà! I intanto ci siamo fatti una bella passeggiata per il centro della città, chiuso al traffico, stracolmo di bambini in bicicletta, monopattino a piedi e in passeggino. Nelle orecchie una filastrocca popolare:

Manu modda, manu modda,

u’ Signuri ti la ‘ncodda

Ti la ‘ncodda pani e vinu,

San Martinu, San Martinu.

Chi era Martino? Perché divenne anche patrono dei cornuti?

Martino era un soldato romano di stanza in Francia. Nato nell’odierna Ungheria intorno al 315, si convertì al cristianesimo e divenne poi vescovo di Tours. Mentre era di ronda nelle campagne di Amiens incontrò un uomo povero e senza abiti e gli donò il suo mantello. Come per miracolo la neve che era scesa copiosa si squagliò e fece pure caldo: ecco l’estate di San Martino.

simonemartini

Simone Martini, San Martino divide il mantello con un povero, 1317 ca., 

Basilica Inferiore, Assisi

La notte stessa sognò Gesù nelle vesti dei quel povero. Interpretò il sogno come una chiamata e decise di battezzarsi. Predicò per tutta l’Europa, fondò un monastero nelle Gallie divenne vescovo e morì nel 397. Si ritiene abbia tagliato la parte inferiore della sua mantella rimanendo con le spalle coperte.

Scrive il Basile qui che i Celti veneravano un dio rappresentato a cavallo con una corta mantella: trionfando sulla morte garantiva il rinnovarsi della natura. Lo si festeggiava sempre l’11 novembre, giorno del loro Capodanno. Il santo è il protettore dei militari e dei mercanti, sarti, osti che per la sua festa si arricchivano. In quel periodo, infatti, si celebravano le ultime fiere del bestiame che erano anche motivo per bere e dedicarsi a “sfrenatezze carnevalesche prima della quaresima minore, che durava fino a Natale”. Dunque gli adulteri non mancavano. Così divenne  patrono pure dei cornuti…

 

Cosa si mangia in questa occasione?

Scrive il Basile che “il rito prevedeva gli anelletti al forno, il galletto agglassatu con patate a contorno, i primi cavolfiori (broccoli), la prima ricotta e le prime arance. Talmente aspre da finire spesso in insalata come levasdegnu. Si onorava il vino novello, annunciato in tutte le taverne con l’esposizione dell’alloro. Per chiudere in allegria non mancarono mai i biscotti di San Martino, profumati con i semi di anice ma duri come li corna, a cui seguiva il moscato di Pantelleria. A tavola si restava volentieri per lo scacciu: mandorle, noci, nocciole, definite isca di viviri, incentivo al bere, e si tornava a onorare il vino novello fra lazzi e battute sugli afflitti da infedeltà coniugale. E giù risate a non finire […]”.

Insomma, non manca mai un’occasione per stare seduti a mangiare (ma anche quando siamo in piedi mangiamo, eh!).

Questi sono i miei biscotti di san Martino…

 biscottisanmartino

Questo è il mio primo esperimento: sono venute fuori delle soffici pagnottine poco aromatizzate all’anice. Cioè tutto il contrario di quello che mi ero proposta, ma non demordo: la prossima volta sarò più fortunata. Intanto eccovi la ricetta, sono certa che sarete molto più bravi di me.

Ingredienti

450 g di farina 00

150 g di zucchero semolato

100 g di strutto

un cubetto di lievito di birra fresco

20 g di burro

semi di anice q.b.

mezzo cucchiaino di cannella

Sale e Acqua q.b.

Procedimento

Disponete la farina dentro la planetaria azionatela e man mano versare il lievito sciolto in mezzo bicchiere di acqua calda (ma non troppo), lo zucchero, lo strutto ammorbidito (naturalmente, non al microonde), il sale, l’anice e la cannella. L’impasto deve risultare come quello di una focaccia, dunque regolatevi con l’acqua fino a quando non sia ben amalgamato e non si stacca dalle pareti del robot. Lavorare poi l’impasto a mano fino a formare delle piccole strisce che poi arrotolerete a mo’ di girella con la punta all’insù. Posizionate le forme in due teglie ricoperte di carta forno e lasciarle lievitare tre orette buone. Poi riscaldare il forno e infornare a 180° per 20 minuti circa.

Ci sono altre versioni del biscotto di san Martino, molto più ricco (in alcuni casi sono anche con la crema di ricotta) e barocco.

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Biscotti di San Martino farciti e Moscato, foto scattate nel panificio sotto casa

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