Comitato Addiopizzo: vivere dentro Palermo.

“Ma a Palermo c’è ancora la mafia?”

Non mi piace la domanda. Ma ciò non significa che il problema non esiste. E così rispondo: “C’è. Ma non si vede“. E davanti a questo enigma si apre uno scenario variegato, con notizie, per fortuna, per lo più positive (tra arresti e denunce). Una di queste è Addiopizzo, sinonimo di radicale cambiamento delle coscienze.

Comitato Addiopizzo. Cos’è?

L’Associazione di volontariato Comitato Addiopizzo nasce spontaneamente dal basso nell’estate del 2004. Obiettivo: lotta contro il racket delle estorsioni mafiose. Uno dei principali strumenti realizzati dall’Associazione è la campagna di consumo critico Pago chi non paga, pratica collettiva che impegna i cittadini-consumatori a compiere i propri acquisti presso le imprese e gli esercizi commerciali che non si piegano ai fenomeni mafiosi. La campagna è la strategia dell’Associazione per diffondere un’economia di legalità. Coloro che acquistano in tutte quelle attività libere (sia coloro che hanno denunciato sia coloro che preventivamente si tutelano) dal fenomeno estorsiv0 fa sì che i propri soldi non finanzino la mafia.

“Con tale prassi si contribuisce a creare condizioni favorevoli perché sempre più commercianti e imprenditori decidano di denunciare i propri estorsori non si può infatti pretendere che chi esercita un’attività economica denunci se l’ambiente in cui si vive e opera è indifferente alla piaga dell’estorsione.”

Tutti possono aderire. Sono quasi 1000 le attività che a Palermo hanno sottoscritto il manifesto dell’Associazione, dopo aver compilato un modulo dove pubblicamente si afferma la propria intenzione di denunciare atti mafiosi.

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Anche noi, nonostante non avessimo mai ricevuto minacce, abbiamo aderito. Con ritardo. Colpa della mia ignoranza. Pensavo che l’Associazione fosse riservata solo ai commercianti, di solito quelli più tartassati, come lo sono tutti coloro che hanno un’attività con vetrina su strada. Invece è rivolta a tutti. Perché, per cambiare le coscienze, si deve partire dal basso: dai cittadini palermitani-siciliani. E quello che più conta è la forza della rete. Ecco cos’ha Addiopizzo: l’appartenenza a una rete dalle maglie anno dopo anno sempre pù strette ha confermato il valore deterrente dell’appartenenza al comitato. La scelta dei commercianti e degli imprenditori di aderire al circuito Pago chi non paga ha efficacia come deterrente. Questo è testimoniato anche dalle intercettazioni che risalgono al 2012

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Addiopizzo a scuola

L’Associazione punta molto sulle nuove generazioni: il cambiamento parte proprio dai ragazzi. E un punto di forza di Addiopizzo è l’intervento nelle scuole come azione necessaria per un cambiamento culturale, per sensibilizzare i ragazzi alla prassi del consumo critico e per incentivare il dialogo all’interno della famiglia sui temi della mafia. Nasce nel 2006 Addiopizzo Junior e Young e ora potete trovare le loro iniziative nel blog.

Addiopizzo travel

Nato nel 2009 da una costola del comitato, Addiopizzo travel si occupa di organizzare pacchetti turistici e viaggi d’istruzione che permettono al visitatore di conoscere la Sicilia in tutte le sue sfaccettature: dalle bellezze naturalistiche e artistiche alle idee e azioni che pongono in essere coloro che lottano quotidianamente contro la mafia. Di fatto è una declinazione della strategia del consumo critico applicata al settore del turismo. Si appoggia solo a fornitori iscritti a Addiopizzo. E chi decide di viaggiare con Addiopizzo travel ha la garanzia che neanche un soldo di ciò che spende per le sue vacanze sovvenzionerà in qualche modo le casse della mafia. Una scelta pizzo-free per chi vuole dare il suo contributo pur non vivendo in Sicilia, ma che è comunque consapevole che ogni settore è sotto scacco di questo fenomeno e che basta fare rete per evitare il diffondersi della malacarne.

Viaggia responsabile: scegli addirizzo travel.

La nostra esperienza

Mi ha parlato dell’Addiopizzo travel il mio collega Vincenzo del b&b La Dimora del Capo. Non credevo si potesse aderire. Invece sono stata piacevolmente smentita. Ho firmato il protocollo di adesione nella loro sede in via Lincon, bene confiscato alla mafia, dove venivano smerciate sigarette di contrabbando con un enorme salone blindato e annessa botola di fuga verso l’altra parte della strada. Quel giorno venivano fieramente ospitate due classi di ragazzi delle medie che ascoltavano attentamente una lezione di legalità. I giovani. Il nostro futuro.

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