Gli eccentrici siciliani

Prima di partire per un viaggio di solito mi documento. Sia per andare in un piccolo paesino siciliano che in una grande città europea. Leggo, cerco su internet, studio… perché sono sicura che una storia da raccontare ci sia sempre, soprattutto se nascosta tra le pagine di un libro.

Così quando venni per la prima volta in Sicilia, fresca di laurea e con il biglietto regalato dai miei cari amici ignari del fatto che fossi già zitata da alcuni mesi con un siculo, avevo, oltre il bagaglio della letteratura dei classici, tutta una serie di libri che mi avevano ispirato una “caccia alle storie”. Tra questi mi è caro uno che mi aveva catturato per lo strano titolo: Il cane che andava per mare e altri eccentrici siciliani, scritto da Stefano Malatesta, autore che, come si legge nella pagina Neri Pozza “ha cominciato a viaggiare molto presto e da allora non ha mai smesso. È stato viceamministratore di una piantagione di tè alle Seychelles quando queste isole erano una colonia inglese, documentarista di animali, cronista di nera, inviato di guerra. Per la Repubblica scrive da oltre venticinque anni critiche d’arte, recensioni di libri e commenti e soprattutto racconti di viaggio sempre sulle tracce di qualcosa o di qualcuno, riprendendo una certa tradizione del recit de voyage quasi scomparsa nei giornali italiani e oggi fin troppo praticata”. Già la biografia è intrigante. Chissà come scrive e come è scritto questo libro.

stefano malatesta

Sono raccontate 25 storie di siciliani + 1 di un cane + 3 di stranieri che si sono meritati il titolo di eccentrici. “Il risultato è uno straordinario, assolutamente anomalo ritratto della Sicilia, che Malatesta ha scritto nella sua casa siciliana, fortunosamente arrivatagli da un eccentrico” (neri pozza). Anche il modo in cui “ottiene” la casa nel sud dell’isola è così eccentrico che non puoi fare a meno di sorridere e di pensare pure ‘capitasse a me ‘sta fortuna!’. Ho letto con interesse e voracità, senza pause e noia. Alcuni racconti lasciano l’amaro in bocca, altri ti fanno ciondolare la testa avanti e indietro in un movimento concorde a quanto scritto.

In quarta di copertina si legge: “Gli italiani non hanno mai avuto fama di essere stravaganti. Nel corso dei secoli sono stati definiti attraverso una moltitudine di luoghi comuni: geniali, cinici, opportunisti, trasformisti, artisti, umani e brava gente, estroversi, simpatici, impareggiabili amatori e attori nati, anarchici e poco osservanti delle leggi, magnifici nelle avversità e pessimi nel benessere, rumorosi, canterini, superstiziosi, mandolinari e tutto il resto. A nessuno è mai venuto in mente di definirli eccentrici. Gli unici eccentrici italiani, dice Stefano Malatesta, sono i siciliani. E la differenza starebbe in quella forma mentale che si chiama insularità. Un atteggiamento di spirito, un carattere, un modo tutto particolare di vedere le cose per estremi, prima ancora di essere un dato geografico. Luigi Pirandello aveva parlato di corda pazza. Gli eccentrici amano raccontarsi. Chiunque sia andato in Sicilia si è accorto della generale e naturale propensione al racconto divertente e curioso. Storie di personaggi irripetibili, di figure di dissennati, particolarmente numerosi nell’aristocrazia, quasi ci fosse un dovere di stravaganza per titolo e per censo. Vicende esilaranti, ma anche complicate, riferite in innumerevoli e contraddittorie versioni, continuamente arricchite da altre testimonianze anche loro in contrasto. Solo un non siciliano come Malatesta, ma che conosce la Sicilia come pochi altri, poteva avere la presunzione di scriverne, e il piacere di estrarle dalle leggende metropolitane o paesane e di definirle.”

Il racconto che mi ha affascinato è quello delle storie di Rosario La Duca, il più grande conoscitore dell’evoluzione di Palermo, storie al limite della realtà comprese.

estratto Rosario La Duca

 

In rete ho anche trovato un’intervista in cui Malatesta racconta il suo rapporto con le Eolie e dove afferma che “Il siciliano è una monade totale e tutto discende dal suo essere tale. Gli italiani sono molto più cinici, elastici, mentre il siciliano, cinico, non lo è mai. Invece è passionale, e ha la tendenza netta alla tragedia: tende a portare le proprie esperienze all’estremo, ci mette “il carico da 12”, come si dice; è  un “tremendista” come il torero Manolete, che era chiamato così perché era sempre cupo e non rideva ma”. Mi affascina questa definizione. La rivedo in ogni siciliano che incontro. Potete leggere l’intera intervista qua.

Mi fate sapere cosa ne pensate di questa lettura?

 

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2 pensieri su “Gli eccentrici siciliani

  1. Che dire amica mia, leggerti e’ sempre un piacere immenso ma oggi mi hai trasportato in un altro mondo. Un mondo così vicino ma lontanissimo purtroppo che ho studiato alle superiori e che vorrei tanto conoscere di più. Amo il sud, ovvio sono isolana come te, ma la Sicilia credo sia un mondo a se e adoro “conoscerla” attraverso le tue parole e i tuoi occhi. Approfondirò la prima lettura che ho fatto leggendo tutti i link, mi hai proprio incuriosita!
    La tua fedele lettrice, nonché amica Valeria

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