Cosa fare per Carnevale? Scopriamo le maschere di Mezzojuso e Termini Imerese

A poco più di quaranta chilometri da Palermo si trova Mezzojuso, un paese arroccato al confine della provincia con poco meno di 3000 anime, facilmente raggiungibile in macchina (o con i bus dell’Azienda Siciliana Trasporti)

Mezzojuso

Durante il Carnevale si mette in scena una pantomima che riprende, in chiave parodica, un evento storico accaduto nel Quattrocento: il conte Bernardo Cabrera decide di assaltare il palazzo Steri a Palermo per catturare la regina Bianca di Navarra, rimasta vedova di re Martino. Voleva impadronirsi del regno di Sicilia sposando la regina. Così l’ultima domenica di Carnevale, nella pubblica piazza di Mezzojuso, si mette in scena la rappresentazione che vede parecchie maschere prendere parte alla scena. Il più importante è il Mastro di Campo. Il dettaglio di come si svolge la manifestazione è presente nel sito della proloco del paese. Qui volevo solo descrivervi la maschera tipica. I tratti caratteristici sono: la presenza di una maschera di un rosso molto intenso, sopracciglia e baffi marcati e labbro superiore sporgente. Il suo scopo è sconfiggere il re per conquistare la regina. Per farlo dovrà mimare un combattimento al ritmo di un tamburo, agitando la sua spada qua e là anche contro il Pecoraro, che funge da nemico. Il Mastro di Campo dovrà affrontare vari assedi al castello, cadendo e rialzandosi poi miracolosamente illeso. C’è anche un utile pdf della Fondazione Buttita che potete leggere per approfondire. Le foto sono di Giovanni Franco, Giovanni Gagliardo, Nicola Schirò, Ignazio Gattuso, Melo Minnella e Gianluca Marrone.mastro di campo-disegno

La figura del Mastro di Campo la descrive Pitrè parlando del Carnevale palermitano del secolo scorso. Abbiamo un disegno di Salvatore Raccuglia che ben rappresenta quanto si legge nello scritto dell’etnologo sugli usi e costumi siciliani:

“La maschera del Mastru di Campu fu da me veduta fino al Carnevale del 1859 nel Borgo, e si rivede di tanto in tanto là e nel rione dell’Alberghiera, dove la civiltà progredente non ha saputo né saprà ancora per anni penetrare. Un uomo vestito alla spagnouola con maschera giallo-arancina, con enormi baffi, si arrampica sur una scala sostenuta da altre maschere, sulla quale uno schiavottino, fanciullo in costume moresco, con una spada sguainata in mano gli impedisce di salire. Il Pappiribella, che così anche dicesi da alcuni il Mastru di campu, s’arrabatta in tutti i modi per dare la scalata; ma quando per gli atti minacciosi del moretto a più della scala ne è impedito o ritardato, si morde le mani, si contorce mostruosamente, con indicibile soddisfazione del popolo spettatore”. (Pitrè – vedi anche le pagine 24-27)

 

mastru di campu - palermo

Dal testo Il Mastro di Campo della Fondazione Buttitta sono tratte queste immagini d’epoca.

Mastru e tamburino-immagini d'epoca

la scalata-immagini d'epoca

Nelle immagini successive troviamo il Mastro di Campo che si agita prima al ritmo dei tamburi, poi lotta con il Pecoraro che si finge più volte morto e infine il Mastro tenta la salita al castello da cui platealmente cade di spalle. Dopo la rovinosa caduta, si riprende per sferrare l’ultimo attacco.

 fondazione buttata

Schermata 2015-01-14 alle 21.05.53

 

Schermata 2015-01-14 alle 21.06.18

gianlucamarrone

 

L’altra grande cittadina in provincia di Palermo dove si ha un carnevale storico è Termini Imerese.

Termini

Il Carnevale di Termini Imerese ha origini nel lontano 1876 come ci dimostrano alcune ricevute di pagamento che attestano la presenza di una società che si occupava di organizzare la festa. Gli studi sono stati condotti da Giuseppe Longo e riportati online sul sito della ProLoco. Le maschere tipiche sono la figura de U Nannu e A Nanna. Il primo è rappresentato come un vecchietto che indossa abiti logori, dalle guance rosse e pacchionello. Era imbottito di stoppa e poi dato alle fiamme, a rappresentare la fine del vecchio, del passato, del tempo andato, che fa spazio al nuovo, inteso come rigenerazione e prosperità. Nella descrizione che ne da Longo si legge che “veste una giacca damascata, panciotto, calzoni, scarpe e bastone da passeggio come in uso nella piccola borghesia locale. Il vegliardo, acclamato dalla folla, risponde allegramente e, talvolta, saluta cordialmente agitando in mano un fazzoletto oppure mostra alla folla dei bei rossicci ravanelli o una pianta di finocchio, oppure una corda di salciccia”. La Nanna è una sorta di alter ego al femminile del Nannu ed è rappresentata come una donna alta e magra che indossa un cappello vistoso e una veste ricamata. Di solito muove con la mano un fiore: un broccolo e dei ravanelli, mazzolino consegnato dallo stesso Nannu.

ricevuta di pagamento carnevale termitano

Una delle quattro ricevute della Società del Carnovale, datate 1876. (foto e proprietà F. La Mantia, pubblicate su sua autorizzazione). Molte altre foto si trovano sul sito della proLoco di Termini. Si legge nella loro pagina che “il documento è una ricevuta di pagamento di due mensilità alla società del Carnevale, da parte del socio Giuseppe Patiri ed è data 1876. Custodita dal collezionista termitano Francesco La Mantia, è stata individuata da Giuseppe Longo, socio della Pro Loco, che nel 1997, su incarico dell’allora amministrazione comunale e della Pro Loco, ha curato una mostra sulla storia del Carnevale Termitano allestita nei saloni del Circolo Margherita”.

foto di repertorio - proloco termini

 

antico carnevale

 

nannunanna-com.termini

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