Cosa fare a febbraio in Sicilia? Diamoci sotto con il Carnevale

Gennaio è un periodo un po’ balordo nella gestione di un lavoro come il b&b: scarseggiano le prenotazioni e la concorrenza è tanta. Però Gennaio mi aiuta a chiarire le idee, a riprendere fiato, a trasformare i pensieri in azioni e soprattutto mi serve perché c’è da sistemare le camere per la stagione estiva (tinteggiatura, persiane da sistemare, letti da rigirare, lampadari da smontare e lucidare, tende e tappeti da lavare) e perché approfondisco la conoscenza delle meraviglie che caratterizzano questa splendida isola e, cosa non da poco, sperimento nuove ricette da proporre per colazioni vegane, vegetariane e diversamente siciliane! Alla fine c’è sempre da lavorare! E d’ora in avanti, visto che in questo mese inizia, avrò modo di dedicare al Carnevale in Sicilia dei post tematici.

Significato del termine e origine della festa

Il termine Carnevale ha diverse accezioni. Secondo il Basile la parola potrebbe avere tre significati:

1) carnis levare, sollievo alla carne

2) carni levamen, togliere le carni

3) carni vale, addio alla carne

Pensando al periodo di eccessi tipico di questa festa, dai bagordi tra vino e la sfera sessuale… L’origine del Carnevale, scrive il Basile, la si fa derivare da un antica festa greca che durava tre giorni, Antesterie, che avevano Dioniso protagonista indiscusso e si portava in giro un carro a forma di nave con sopra il dio che doveva rigenerare il mondo (la festa era in prossimità della primavera) con attorno gente “ubriaca ed eccitata”. A Palermo le notizie sulla festa risalgono alla fine del Cinquecento.

Come si festeggia in Sicilia?

Il Carnevale è una festa molto sentita in Sicilia, dove sono tanti i paesi che si contendono il primato del più affascinante spettacolo, con carri allegorici e maschere della tradizione. Grazie alle risorse trovate in rete, al libro del Basile (già citato qui e anche qui) e al gruppo Siculomania (iscrivetevi! le notizie che riguardano la Sicilia sono numerose e spaziano dalla fotografia alle notizie storico-culturali) ho potuto fare una raccolta dei luoghi dove ancora si festeggia in grande: carri allegorici, maschere della tradizione popolare insieme a salsicce e coriandoli e vino a volontà.

Questo interessante pdf lo voglio condividere con voi: Pitré ha parlato del Carnevale, dedicando alla festa il vol. XIV della Biblioteca delle Tradizioni Popolari Siciliane, Usi e costumi. Credenze e pregiudizi del popolo siciliano, 1889. Trattato interessante e ricco di spunti,  dove si mette in luce un concetto applicabile anche ai tempi attuali: “certo chi volesse farsi un’idea dell’antico Carnevale siciliano, non potrebbe, senza cadere in grossolano errore, guardare al Carnevale presente perché ben poche feste periodiche dell’anno furono più caratteristiche, più clamorose di queste, nelle quali la innata passione del popolo pel divertimento e pel sollazzo trova pabulo e sviluppo”. Il medico etnologo palermitano ha anche menzionato, come si legge nel suo libro, il Nannu di Carnalivari, la personificazione del Carnevale, e ce lo descrive così: ” fantoccio di cenci, goffo e allegro, vestito da capo a piedi con tanto di berretto, collare e cravattino, panciotto bacche e scarpe ai piedi. Si adagia su una seggiola con le mani in croce sul ventre; ovvero lo si mena in giro. Più comunemente è una maschera vivente che su un carro, su un asino, una scala, una sedia, va accompagnato e seguito dal popolino che dietro grida, urla, fischia”. Le foto di Paolo di Salvo del Carnevale del 1979 sono davvero esplicative.

Pitrè

Sapete come l’ho festeggiavo io?

Mi piace ricordare che mi sono sempre vestita in maschera, partecipando a tema anche con i carri allegorici. Però per me il Carnevale non è altro che il compleanno di mio fratello, nato a metà febbraio quasi sempre tra giovedì e martedì grasso, che veniva festeggiato in casa con tanti amici suoi più alcuni dei nostri (siamo in quattro, mica giuggiole! A voi tirare le somme) e rigorosamente vestiti in maschera. Ma ve lo immaginate? Da mamma pensare ora di organizzare in casa una festa per mio figlio e cinque suoi amichetti mi va venire voglia di scappare a gambe levate e mollare tutto. Invece mia madre non si scomponeva affatto quando si trattava di accogliere quasi una ventina di bambini scalmanati che seminavano il terrore per le stanze della casa, dal salotto dove si festeggiava alla camera da letto della nonna dove ci si nascondeva, spandendo negli angoli più remoti della casa coriandoli e stelle filanti che venivano ritrovati a ferragosto. E si, sono stati anni di feste in maschera e dolci tipici. E siccome abitavo in Sardegna ecco che in ordine di goduria andavo pazza per: ravioletti di mandorle (per i quali ancora oggi potrei fare carte false), parafrittusu, zeppoleis meravigliasa (nome in sardo per chiamare le chiacchiere) che mia madre e mia nonna, alacremente, preparavano a mano per il grande evento, in rigoroso silenzio, lasciando lievitare gli impasti nel calore del focolare e parlando a bassa voce come in una sorta di rito magico.

Apro una piccola parentesi e vi racconto con queste immagini il mio Carnevale. L’amore per la Spagna lo coltivavo fin da piccola. Mettevo quel vestito, comprato da mio padre durante un viaggio a Malaga, anche in occasioni diverse dal carnevale: insomma, da bambina spagnola a ragazza pagliaccio fino a rasentare il ridicolo in versione adolescente metal-trash. Poi ho smesso di mascherarmi. O forse il costume da pagliaccio non me lo sono mai tolta…

fotocarnevale

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2 pensieri su “Cosa fare a febbraio in Sicilia? Diamoci sotto con il Carnevale

  1. Pingback: Cosa fare per Carnevale? Scopriamo le maschere di Mezzojuso e Termini Imerese | b&b Piccola Sicilia

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