Dicembre: apparecchiamo le nostre pance!

Finalmente è arrivato. L’ultimo mese dell’anno con le giornate più corte, le piogge improvvise, l’odore delle caldarroste agli angoli delle strade, i passi frettolosi di chi torna a casa, con i buoni propositi per il nuovo anno, con i bilanci di quello appena trascorso. Ah, Dicembre… fa tanto “casa dolce casa”: con le prime nevi sui monti, le vetrine addobbate, le vacanze imminenti. Dicembre è anche il mese dove si mangia di più, dove si continua a ripetere “da domani a dieta!” (ma si tratta, ovviamente, di un imprecisato giorno di un ipotetico anno solare) ma si mangia tanto e quanto il giorno prima, dove anche quando non ce la si può fare… l’arancina della nonna la si deve mangiare! E ricordiamoci: il mangiare è fimmina, preparato da fimmine, che siano esse casalinghe o monache.

Dopo di che, ti sentirai sbutriato ma sarai enormemente, incommensurabilmente, F-E-L-I-C-E.

mangiato troppo

Sbutriato: questa parola siciliana mi ha affascinato fin dalle prime volte che ebbi modo di sentirla da un cugino di mio marito che, dopo luculliani pranzi festivi, intercalava ogni momento con un Raffaè, tutto a posto? a un Raffaèoggi la finiremo sbutriati. Ho chiesto agli amici dello StrEat Palermo Tour una consulenza culinaria-lessicale e così ho avuto modo di verificare il possibile significato della parola. Affermano che, considerate le origini anche spagnole del siciliano, ci potrebbe essere un’assonanza con la parola buitre che in italiano si traduce con avvoltoio, mangiare come un avvoltoio. Dunque comer como un buitre = que comes mucho y en poco tiempo. Puede ser que también porque no aprecies la comida ni el sabor. Solo quiere comer. E nel caso siciliano si mangia per apprezzare pranzi, cene, merende e pure prediligendo il gusto. Perché per i siciliani, scrive il Basile, la cucina è cultura e soprattutto piacere. Ed è il nostro professore a risolvere ogni dubbio. Ha gentilmente risposto alla domanda rivoltagli e così sappiamo che all’infinito (tempo verbale) il termine fa “sbutrari, cioè mangiare avidamente. Secondo il professore Giarrizzo viene da un termine greco che indica la pancia gonfia.” Ma secondo il Basile c’è una connessione anche con il termine buturu, che in siciliano è l’avvoltoio. Ovvero lo spagnolo buitre.

Non so a voi, ma a me è venuta fame solo a pensare.

Quali sono gli appuntamenti dove onoriamo, con una ricca tavola imbandita, i Santi della tradizione?

La Sicilia è così variegata che un aspetto del suo essere può brillare di luce diversa anche ci si sposta di mezzo chilometro. Uno di questi aspetti è il cibo. Ecco quali sono le date che dovete segnalare alla vostra pancia, se volete venire a Palermo a dicembre:

8 dicembre – Immacolata Concezione

13 dicembre – Santa Lucia

25 dicembre – Natale

31 dicembre – Capodanno

La festa dell’Immacolata Concezione, la Festa della Madonna, a Palermo si festeggia con la solenne processione che dalla Chiesa di San Francesco D’Assisi porta alla piazza antistante la Chiesa di San Domenico passando da via Roma. Nella piazza c’è una colonna di marmo eretta grazie alle spese sostenute da Carlo VI d’Austria. La statua fu modellata da Giovan Battista Ragusa.

La sera prima, il 7 dicembre, si usa mangiare lo sfincione.

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Lo sfincione è il tipico cibo da strada. Lo si trova ovunque, in panificio come pure sotto casa mia, dove passa la domenica mattina il tipo con carretto ambulante. La parola deriva dal latino e significa spugna. È una sorta di focaccia molto alta e morbida, spugnosa appunto, e molto simile alla pizza. Si condisce con cipolle, aggiughe, pomodoro, origano, pangrattato e caciocavallo. Alcuni hanno l’ingrediente segreto: il provolazzo, la polvere della strada, condimento per alcuni imprescindibile e ricco di gustosità variegate. Potrete assaggiare questo gustoso elemento tipico dello street food prenotando il tour con Marco.

Nella mia famiglia lo prepara quel grande uomo di mio suocero.

sfincione

Per me resta e resterà il migliore. Ha il sapore della lentezza, delle cose fatte in casa con tempi e modi regolati da questa grande persona. Grande uomo. E grande fame. Perciò vi lascio e vado a mangiare che è beddu cavuru!

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