I morti a Palermo

Un mese dopo il mio arrivo a Palermo, in prossimità della ricorrenza di Ognissanti e dei Defunti, mio suocero mi domanda a bruciapelo: “Allora, chista muffulietta come la conzamo?“. Aaahh?? Si, non vi preoccupate: ho risposto anche io così. Poi mi si è aperto un mondo. E pure lo stomaco.

Le feste di Ognissanti e dei Defunti sono state introdotte da papa Bonifacio IV verso la fine del VI secolo. Ma solo papa Gregorio IV decise quando celebrare queste festività nelle date che oggi conosciamo. Leggo nel libro di Buttitta (segnalato con un link più sotto) che in area celtica, ai primi di novembre, si celebrava il Samhain, che significa unione, cioè coloro che erano morti si univano ai vivi. Con la diffusione del cristianesimo si conservò la credenza che la vigilia del primo novembre i morti tornassero in visita assumendo varie forme: da fantasmi a gatti neri, da streghe a demoni.

In Sicilia il culto dei morti si svolge nella stessa identica maniera che non si allontana dai tempi dei greci, romani e dei primi cristiani. Si usava portare, come scrive il Basile, “corone di fiori, pane inzuppato nel vino e dolcetti di miele, mentre tutto intorno si spargeva farina con un pizzico di sale e si banchettava allegramente. […] Solo che nel IV secolo la Chiesa proibì quei riti definendoli pagani”.

A Palermo commemorare i defunti significa visitare le tombe dei parenti (e alcuni decenni fa anche consumare un pasto accanto al sepolcro), fare l’elemosina ai poveri, cenare in famiglia e donare ai bambini dei giocattoli e dei dolci. Spesso viene anche imbandita la tavola con un posto libero per il defunto e si mangia e si beve con lui. Quando termina il pasto, in mezzo alla tavola, viene posizionato u cannistru, un cesto al cui interno si trova una pupa di zucchero, biscotti, frutta secca e martorana. Questa è una sorta di offerta al defunto, per propiziarselo.

Comunque, la mia prima festività dei morti a Palermo la ricordo per la varietà dei cibi proposti. Al primo posto la  muffulietta,  un pane morbido spugnoso, con sopra una abbondante spolverata di ciminosesamo – che si condisce, conzare appunto, con olio, sale, pepe, origano, acciuga e primo sale. Qualcuno propone la variante con pomodoro, io preferisco la classica pagnottella calda calda con olio origano e acciuga. Mio suocero è un mago della consata. La muffulietta che propone ogni anno va rinvenire un morto! Poi ci sono i dolci antropomorfi: con duplice significato di offerta alimentare e simbolica per assicurarsi il beneplacito delle anime che poi i bambini mangiarono. Ringrazio i ragazzi della torrefazione Amaro e Duci che mi hanno permesso di fare le foto dei fantasiosi e GUSTOSI biscotti tipici. Trovate:

  • i ossi muortu, ossa di morto
  • i pupatelli, biscotti ripieni di mandorle tostate
  • i taralli, ciambelle rivestite di glassa zuccherataPiccola Siciliataralli
  • i pupi ri zuccaru, meglio conosciuti come Pupaccena. Sono statuette cave fatte di zucchero indurito, dipinte e raffiguranti paladini o personaggi presi dal teatro dei pupi ma anche personaggi attuali come Bart Simpson o Spiderman. L’origine di questi pupi di zucchero è duplice: c’è chi ne ravvisa l’origine in una leggenda che narra di un nobile arabo caduto in miseria, che li offrì ai suoi ospiti per sopperire alla mancanza di cibo prelibato. L’altra versione risale al 1574 quando a Venezia, per onorare la visita di EnricoIII, figlio di Caterina de Medici, fu organizzata una cena resa particolare dalla presenza di sculture di zucchero realizzare dai marinai palermitani che avevano trasportato lo zucchero. Così furono realizzati quei pupi per la cena,da qui il nome pupa a cena.
    C’è chi dice che pupacccena in origine era PUPA-CERA ovvero pupa della festa (fare cera vuol dire fare festa), la festa dei morti.Piccola Sicilia
  • la frutta martorana di ogni forma e colore che tanto assomigliano alla frutta vera: fichidindia, nespole, castagne, arance ma anche pane con la milza, anguria e tanto altro.

Piccola Sicilia b&b-3

Ci sono, inoltre, frutta secca e cioccolatini a volontà. Un’altra caratteristica è la leggenda che vuole che la notte i morti visitino le proprie case lasciando ai bambini un regalo che verrà nascosto in un angolo remoto dell’abitazione e la mattina dopo cercato, come in una caccia al tesoro, dai piccoli. Ho trovato scritto su un libro di Buttitta: “I bambini sono coloro che non hanno superato i riti di passaggio all’età adulta, allo status di uomini. […] Figure a margine sospese tra natura e cultura, tra vita e morte. Dare ai bambini equivale dare ai morti.”

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