La Zisa candidata per il #patrimoniounesco

In occasione della giornata #patrimoniounesco questo weekend l’iniziativa (qui i dettagli) promossa da Social Street e #igerspalermo mi trova fisicamente a pezzi per partecipare attivamente ma pienamente concorde sulle bellezze della nostra città per non andare a spulciare nelle foto fatte alcuni anni fa e parlare della Zisa. Le giornate di scirocco mi stanno stremando, niente può il rigenerante al magnesio e potassio… l’unica alternativa è fare come nel film di Tornatore: chiudere le imposte e coricarsi per terra aspettando che passi.

zisa

Stupenda, Fantastica, Splendida: questa è la Zisa, termine che deriva dalla parola araba El Aziz che vuol dire, appunto, La Splendida. Il palazzo si trova a pochi minuti a piedi dal nostro b&b e visitarlo significa immaginare la città durante l’epoca normanna. Fu fatto costruire da Guglielmo I d’Altavilla (1153-1166) all’interno del parco del Genoardo, altra parola di origine araba che significa “Paradiso della terra”. Perché doveva essere proprio così che quella zona dove fu eretta la Zisa si presentava ai re Normanni: un paradiso con corsi d’acqua e fauna e flora lussureggiante, in prossimità di un antico acquedotto romano e di un impianto termale. Il palazzo è stato progettato in un unico contesto con il giardino circostante. Era importante la vasca che stava in asse con l’ingresso, detta peschiera, e le vasche successive che si aprono ora lungo i giardini davanti.

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Il palazzo è anche una testimonianza dell’apertura di questi lungimiranti re verso l’Islam, sottolineando così il loro obiettivo di creare un nuovo regno mediterraneo caratterizzato dalla fusione della tradizione centroeuropea con quella araba, latina e greco-bizantina. L’insieme si caratterizza per la rigorosa simmetria e le ornamentazioni geometriche.

Negli anni il palazzo ha subito varie modifiche. La più evidente è l’amputazione della scritta cufica per creare un castello merlato, avvenuta nel XIV secolo. Successivamente fu adibito a baglio agricolo; vennero costruiti una serie di dammusi, locali di servizio, di fronte alla facciata principale. Nel 1575 si sa che divenne deposito di oggetti in quarantena durante la peste. Nel 1634 la famiglia spagnola dei Sandoval acquista la proprietà a un prezzo irrisorio e fece eseguire dei lavori per ridare nuova vita alla Zisa, attribuendole un ruolo di residenza patrizia e di nuovo fulcro urbanistico ma ne compromise l’equilibrio statico con la creazione di un fastoso scalone, l’inserimento di balconi e l’allargamento delle finestre.

Al centro del palazzo ci sono due sale di rappresentanza, la Sala della Fontana, al piano terra, e la Sala Belvedere, in alto. Mentre nelle due ali simmetriche laterali si trovano gli appartamenti privati del re. Nell’ultima sala in alto si trova la Sala del Belvedere, originariamente a cielo aperto con al centro un impluvium in marmo per la raccolta delle acque piovane, con un mosaico dorato e geometrico.

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All’interno è presente una collezione di arte islamica. Oltre a oggetti di uso comune è presente una collezione di mushrabiyya, una produzione tipica dell’artigianato egiziano del legno. Sono pannelli che fungevano da schermi delle finestre per difendere l’interno dalle calure e dalla luce eccessiva. Avevano anche la funzione di assicurare la riservatezza interna e una efficace ventilazione.

imposta

La leggenda dei diavoli della Zisa

 

diavoli

 

Si racconta che per la festa dell’Annunziata, il 25 marzo, i palermitani andavano presso la Chiesa dell’Annunziata, che era vicina al castello della Zisa, e dopo la messa pranzavano sull’erba lì accanto. Nell’arco è dipinto un ovale con i diavoli, che altro non sono che figure mitologiche di varia grandezza e spesso solo accennate, che venivano contati da coloro che volevano trovare il tesoro. Infatti i diavoli altro non erano che i custodi di questo importante tesoro e che il conto non tornava mai perché solo chi indovinava il numero esatto avrebbe saputo dove si trovava realmente il tesoro. Per depistare i diavoli agitavano la coda, stravolgevano i lineamenti del volto e si muovevano in continuazione. Il tesoro effettivamente non è stato mai trovato.

Volete venire a contarli? Magari siete più fortunati. Mi raccomando però: non fatelo dopo mangiato o dopo aver bevuto. Alzare la testa per contarli potrebbe trarre in inganno anche voi!

salafontana

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