Cosa mangiare a Palermo: il Festino in “tavola”

Quanto è importante il cibo per i Palermitani?

Il Festino è una festa a tutto tondo, come la pancia che ci si ritrova ad avere a fine serata. Si passa dagli alti momenti di religiosità con le rappresentazioni alla Cattedrale per arrivare allo scruscio (dato dalla sonorità prodotta mentre si risucchia) delle lumache preparate con aglio, olio e prezzemolo al Foro Italico, mangiate sui tavolini improvvisati per le vie della città. Ma le lumache non sono il solo cibo consumato in questo giorno di festa: non può mancare lo scaccio, che oltre a noccioline americane, nocciole e fave, ha anche calia e simenza, composta da ceci e semi di zucca in occasione delle feste patronali. La calia non è altro che ceci tostati e salati. La simenza, invece, si ottiene dai semi di zucca, anche questi con o senza sale.

calia e simenza

Insomma, il cibo è un social de panza: aggrega! A tal proposito c’è un anedotto che racchiude nella sua saggezza popolare lo spirito di questa fusione, tra l’eretico e il mistico:

Babbaluci a sucari e fimmini a vasari nun ponnu mai saziari

Lumache da succhiare e donne da baciare non possono mai saziare

Ecco le varie declinazioni del mangiare i babbaluci in strada

babbaluci

lumache

lumache in onore della santa

Senza essere eretici, il Festino è anche questo e rimane comunque un’occasione per rivedersi, conoscersi e passare il tempo in attesa del grande evento che riporterà tutti a casa più o meno felici, ma soprattutto sazi: i giochi di fuoco. E il tempo come lo si passa se non mangiando?

Sul cibo tipico ci dà altri ragguagli Gaetano Basile, Mangiare di Festa, Editore Kalòs, Palermo.

Da vanelle e “chiani” un fiume di gente accaldata sciamava per il Cassaro – odierno corso Vittorio Emanuele – trovando refrigerio nell’acqua fresca o affondando il viso in grandi fette di anguria. Su coloratissimi banchi, carrube, fave e ceci abbrustoliti, accanto a montagne di semi di zucca. Con e senza sale. E poi tutto il repertorio della cucina di strada, quella dei “buffittieri”, come si chiamarono: sfincioni, stigghiole, quarume, frittola, vastedde, torroncini di mandorle e nocciole, cubata di sesamo e il famoso gelato di campagna fatto di zucchero colorato. Lontano dai costosi, veri gelati e granite fatti con la carissima, rara neve portata in città a dorso di mulo. Quelli del festino furono gli unici giorni di ferie delle palermitane d’un tempo: vacanze dal focolare, pattuite già nei contratti matrimoniali.

Naturalmente i piatti si preparavano prima e per tempo, anche perché con il caldo è sempre preferibile servire piatti freddi. Furono i giorni del trionfo di solenni caponate, della “vugghiuta” (il tonno sott’olio fatto in casa) con la salsa di menta, delle sarde a beccafico, di colossali insalate di cipolle e peperoni infornati, olive e cetrioli, della “parmiciana” (dove mai entrò il cacio di Parma) servita nella teglia rettangolare, della zucca rossa in agrodolce e di tanta “cucuzza” bollita con un pizzico di sale sopra. Naturalmente tanti, tantissimi “babbaluci a sucari”, chioccioline che bisognava abilmente estrarre dal guscio con un secco risucchio.

Qui siamo al Foro Italico, la passeggiata a mare. Oggi è territorio popolare: ci sono dei tappeti di bancarelle che vendono dalla chincaglieria all’accalappia bambini (palloncini, giochini di ogni sorta, caramelle ecc ecc), dannazione eterna di povere madri che cercano di portare via da quell’inferno bimbi invasati.

Ma le più accattivanti sono quelle del cibo di strada, lo street food, la vera perla della cultura palermitana

sfincione

lo sfincionaro

 

lo stigghiolaro

 

lo stigghiolaro

venditore di cozze

il cozzaro

il torronaio

il torronaio

il mellone fresco

il panellaro

il panellaro

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3 pensieri su “Cosa mangiare a Palermo: il Festino in “tavola”

  1. Mamma mia, quante cose buone, il trionfo della dieta! Le cose mangiate per strada poi, hanno tutto un altro gusto! Mi piace leggerti, mi incuriosisci, mi viene voglia di sapere tutto su questa festa così importante e su questa terra che così poco conosco. Continua così Raffa! Ti abbraccio forte forte, Vale

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